di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

senso di colpa

Basta volerlo! Come sopravvivere alla narrazione tossica della malattia come “scuola di vita”

In questo periodo mi è capitato diverse volte di parlare con persone che sentivano addosso a sé un doppio stigma: allo stigma dell’avere una malattia più o meno visibile, si unisce quello della presunta inadeguatezza nell’affrontarla.

Eh si perché se hai una malattia poco conosciuta, o magari  conosciuta ma con sintomi non immediatamente evidenti a chi ti circonda, da un lato fai difficoltà a trovare riconoscimento nello status di malata/o, dall’altro hai attorno a te, sia nel reale, che nel virtuale social, una pressione piuttosto elevata ad essere in un certo modo, ad affrontare con serenità ciò che ti accade, a fare della sofferenza una risorsa, a reagire, sempre e comunque.

E se non lo fai, se non te la senti, se ti senti schiacciare da un peso che a volte non riesci nemmeno a descrivere, vuol dire che non hai forza di volontà o che ti lasci sconfiggere dalla pigrizia, dal lassismo.

Questo succede sia quando si parla di malattie fisiche, magari genetiche, che quando si parla di depressione, ma succede anche quando hai un tumore, ad esempio…

Mentre riflettevo su questi temi mi è arrivata una mail che contiene tutta la sofferenza e l’insofferenza di una donna che vive ogni giorno sulla sua pelle la malattia e il giudizio sulla stessa. Un giudizio pesante che aggiunge ad una condizione già difficile il senso di colpa. Un peso di cui è davvero il caso che le persone possano finalmente liberarsi.

Perché ci sono tanti modi di parlare di malattia, ma nessuno di questi può prescindere dal riconoscimento dei vissuti di chi, suo malgrado, ci convive.

Vi lascio alle parole di Giulia con la speranza che aprano al dialogo, ma soprattutto al rispetto[1].

Maria Grazia

 

Ancor prima di scoprire di avere una malattia genetica che mi causa qualche problema tecnico, la narrazione della persona malata come guerriera, come colei che deve affrontare il tutto a testa alta, senza abbattersi, il “reagire “ davanti alla malattia e la metafora guerresca, mi ha sempre causato l’orticaria.

Perché, mi chiedevo, una persona non può avere il diritto di abbattersi e pensare “Perché a me, perché devo essere io quella sfigata?”.

Perché non può piangere, disperarsi, arrabbiarsi, per una cosa che, oggettivamente, è una brutta notizia, o peggio ancora, una tragica notizia.

Perché mostrarsi sempre col sorriso? Per non “disturbare” o “appesantire” gli/le altrə ? Continua a leggere

Come superare il senso di colpa delle mamme? Le riflessioni delle psicologhe

In questo post trovate le nostre riflessioni rispetto alle domande poste dai genitori di Genitorialmente sul tema del senso di colpa che le mamme provano nei confronti dei figli.

Cerca le tue qualità positive ed espandile con l’immaginazione.
Poi liberati dalla zavorra dei sensi di colpa e sostituiscili con il senso di responsabilità.
Così incomincerai a volerti bene per quello che sei, ma proverai anche il desiderio di cambiare. Amare il prossimo sarà una conseguenza.

Massimo Gramellini.

 

Il post di questo mese con le domande dei genitori del blog di Genitorialmente mette in evidenza un tema di cui sentiamo parlare molto spesso, tanto che sembra quasi essere un binomio inscindibile: maternità e senso di colpa.

La sensazione che si ha è che il senso di colpa sia qualcosa che viene dato in dote assieme alla maternità, in realtà è qualcosa che ci si porta dietro da molto tempo, sin dall’educazione ricevuta durante l’infanzia e che, quando si ha un cambiamento di status così importante e si ha piena responsabilità di un altro essere vivente, assume una forma differente, e occupa uno spazio maggiore nella vita delle persone, soprattutto delle donne.

Non si tratta di qualcosa di innato ma è qualcosa che viene insegnato come parte di una cultura fortemente incentrata sul fatto che i figli sono delle madri più che dei padri e che una donna per essere una buona madre deve saper fare dei sacrifici, dedicare la sua vita ai figli, sempre col sorriso sulle labbra. Continua a leggere

Il senso di colpa delle mamme. Come superarlo?

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente e questo mese parliamo dei sensi di colpa delle mamme. Oggi pubblichiamo il post con le domande dei genitori e tra due settimane troverete le  nostre riflessioni.

Maria Grazia e Melania

Il senso di colpa di noi mamme è una brutta bestia che prima o poi si insinua in tutte noi. Spesso arriva quando il bimbo è appena nato, perché non ci sentiamo all’altezza della situazione, perché tutti sembrano saperne più di noi. Trovi sempre la mamma perfetta, all’inizio ci caschi e ti senti inadeguata, poi con gli anni scopri la falsità e la competizione per l’ambito premio “La mamma più brava di tutte”.

Per quanto mi riguarda, quando le mie figlie erano piccole io non vivevo con il senso di colpa, non certo perché mi sentissi all’altezza della situazione, ma forse perché in fondo io vivevo per loro. Per loro avevo fatto anche una scelta di vita importante, per amore verso le mie figlie ho buttato all’aria le mie ambizioni e i traguardi professionali raggiunti fino a quel momento. Continua a leggere