di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

genitori e figli

Come parlare con i figli adolescenti

foto Genitorialmente DIALOGOContinua la collaborazione con i genitori del blog Genitorialmente

Questo mese l’argomento di cui parleremo è:

Come parlare con i figli adolescenti.

“Il dialogo per me è fondamentale a tutte le età, io sono malata di dialogo. Forse un genitore riflette sui figli quello che ha vissuto quando il figlio era lui. Può succedere che ti comporti come i tuoi genitori si sono comportati con te o esattamente al contrario, ecco questo è il mio caso.

Io credo fortemente nella comunicazione, nella vita privata come nel lavoro, ritengo che solo parlando si può capire, conoscere, fare delle scelte. e crescere.

Ricordo che ho iniziato a parlare alle mie figlie quando erano in grembo, ho continuato quando erano in carrozzina e non ho mai smesso. Si dice che se vuoi che i tuoi figli ti raccontino la loro giornata, la loro vita, tu devi raccontargli la tua.

Io ho sempre fatto così, ma devo dire che ha funzionato a metà, ovvero ha funzionato con la mia seconda figlia ma non con la prima, quindi credo che alla fine sono i nostri ragazzi che decidono se parlarci, quando parlarci e cosa dirci.

Parlare con i figli per me è, come si dice, una fissa.

Cosa fare quando un figlio non parla?

Ci sono quei ragazzi che io definisco i “finti chiacchieroni”, non smettono mai di parlare, vieni travolto da un mare di parole, ma se rifletti su quello che ti stanno dicendo ti accorgi che di sé non ti raccontano nulla, ti parlano degli amici e di tutto il resto.

Poi ci sono gli introversi, come parlare con i figli se sono timidi o introversi? In questo caso la difficoltà è doppia.

I genitori parlano, chiedono, suggeriscono, ma dall’altra parte ci sono risposte a monosillabi.

Come fare a parlare con i figli?

Spesso altri genitori mi chiedono perché io ci tengo così tanto al dialogo, “Lascia stare la tue figlie, devi avere pazienza, devi aspettare che questi anni passano”.

Devo stare ferma ed aspettare che passi l’adolescenza? Mi sembra così assurdo.

E’ arrivato così un giorno che ho rivolto a me stessa questa domanda:

    Perché per me il dialogo con le mie figlie è così importante?

Sembra una domanda scontata, ma in realtà non lo è. La prima risposta è perché sono le mie figlie, mi piace parlare con loro, conoscerle, vedere come crescono, il secondo motivo, forse il più importante, proprio per il fatto che sono adolescenti, è perché ho paura.

C’è un’età in cui i nostri figli vogliono sperimentare, fare le loro esperienze, so che sbaglieranno, non mi spaventano gli errori, mi spaventano i grandi errori.

Credo che un dialogo aperto possa prevenire qualche errore, ma soprattutto, come dico alle mie figlie

Se avete un problema importante, le vostre amiche potranno ascoltarvi, ma solo i vostri genitori sapranno aiutarvi.

Come genitori non possiamo aspettarci che i nostri figli vengano a parlarci proprio quando l’hanno combinata grossa. L’unica possibilità che abbiamo è di costruire giorno per giorno un dialogo basato sulla fiducia e sul confronto.

Siamo proprio sicuri che anche il silenzio di nostro figlio non sia un modo per comunicare con noi?

Come parlare con i figli o come interpretare i loro silenzi?

Sarò limitata, ma quando mi dicono che anche il silenzio ha un significato, mi viene da dire che il silenzio ha un significato per chi normalmente parla, ma per chi invece non parla normalmente, il silenzio è solo il suo normale modo di essere, o no?

Quando parli con tuo figlio adolescente spesso vedi “il vuoto” nel suo sguardo, ti accorgi che non ti ascolta, ma noi genitori andiamo avanti imperterriti a “dare lezioni”, sarebbe più giusto fermarsi? O è meglio parlare sempre, col rischio di diventare noiosi, perché prima o poi qualcosa percepiscono?

Io credo che il problema sia proprio questo. Come riuscire a costruire un dialogo con i propri figli. Come parlare con i figli senza diventare noiosi e ripetitivi; ma al contrario fare in modo che tuo figlio ti trovi almeno un po’ interessante e degno di attenzione.

Quando nasce un figlio nasce anche un genitore. Poi il figlio cresce e anche noi genitori cresciamo con i nostri figli. Le nostre esperte psicologhe di PsyBlog e  Studiopsynerghia ci aiuteranno  in questo cammino a trovare le risposte ai nostri dubbi.”

Manu del blog Genitorialmente

Le nostre risposte arriveranno mercoledì.

Costruire autostima negli adolescenti – La risposta delle psicologhe

farfallaEd ecco arrivato il post di maggio, come sempre ci piace lasciarci stimolare dalle riflessioni e dalle domande dei genitori del blog Genitorialmente.it.

Questo mese il tema è quello dell’autostima in adolescenza e, nello specifico, ci si interroga su quale possa essere il ruolo dei genitori al riguardo.

L’adolescenza è una fase della vita che spaventa molto i genitori,  i quali vedono i loro figli cambiare: anche i bambini più solari diventano introspettivi, compaiono emozioni come rabbia e tristezza, che fino a quel momento erano più limitate, e si fanno strada la contestazione dei ruoli genitoriali e il tentativo di affermazione di sé dei ragazzi.

Mamma Manu di Genitorialmente.it si mette in gioco, portandoci alcuni elementi della relazione con sua figlia:

[Noi genitori non riconosciamo più i nostri figli e davvero non sappiamo più come interagire con loro. I momenti di dialogo sono pochi e spesso si trasformano in momenti di scontro.

Però qualche volta succede che si riesce ad andare oltre, allora scopriamo che nostra figlia così assente e spesso arrogante è molto fragile.

“Io non sono capace di fare niente, come  sono brutta, non ci riuscirò mai, ho un brutto carattere.]

Parole pronunciate tra lacrime e silenzi e magari anche qualche sbuffo e una porta che viene sbattuta dietro di sé per lasciare spazio alla musica ad alto volume. Un rumoroso tentativo di sentirsi rispecchiati nelle parole di altri che ce l’hanno fatta diventando famosi, più realizzati, migliori … insomma!!!

Manu e Flavia ci fanno poi la domanda in modo diretto:

[Cosa dobbiamo fare noi genitori per costruire autostima negli adolescenti?]

Prima di tutto vogliamo precisare che l’autostima è il valore che attribuiamo a noi stessi, il modo in cui ci percepiamo;  questo comprende quanto riusciamo a volerci bene e quanto siamo capaci di portare avanti ciò che ci proponiamo.

Si tratta di qualcosa di multidimensionale, un contenitore di diversi aspetti: la personalità, la scuola, la relazione con la famiglia e con il gruppo di amici.

Manu paragona sua figlia ad un bellissimo fiore che deve trovare il coraggio di sbocciare: è una splendida metafora, alla quale ci viene da affiancarne un’altra, quella del bruco che diventa farfalla e della immensa fatica che fa per uscire dalla crisalide. Avete mai visto una farfalla che esce dalla crisalide? Ci vogliono ore infinite perché piano piano possa liberare le sue ali e, anche una volta fuori dal guscio, non è ancora pronta per volare. Dovrà rimanere ferma a fare asciugare le ali, ancora uno stato di immobilità e di incertezza prima di librarsi in volo e mostrare i suoi colori.

[ Lei mi ascolta, magari si calma e smette di piangere, ma leggo nei suoi occhi che non mi crede.]

Le parole dei genitori non sempre riescono ad essere un balsamo per aiutare i nostri ragazzi, ciò che Manu dice aiuta  la figlia ma non riesce a risolvere totalmente il problema. Ci sono infatti degli aspetti personali che necessitano di un tempo di riflessione e di stasi, così come la crisalide che diventa farfalla.

Tempo e pazienza sono fondamentali sia per i genitori che per i figli, nonostante l’impazienza di entrambi che si incontra/scontra con sentimenti ambivalenti: i figli che non vedono l’ora di crescere anche se ne hanno paura e i genitori che vorrebbero vedere crescere i figli felici e stare bene subito, anche se poi una parte di loro desidera tenerli bambini per sempre per poterli proteggere.

È fondamentale riuscire a porsi in una posizione di ascolto dei nostri ragazzi cercando di mettersi nei loro panni. Se si riesce ad entrare in sintonia con i figli si è già sulla buona strada. L’ideale è essere capaci di ricordarsi come si era alla loro età, ricordare la propria adolescenza e le emozioni così differenti e contrastanti che hanno caratterizzato la nostra esperienza. Questo aspetto è molto importante per riuscire a dare la giusta importanza ai racconti e ai vissuti dei figli. Così il rischio di banalizzare qualcosa che per loro è importante si riduce tantissimo e si instaura una comunicazione efficace e sincera.

Ma i genitori si ricordano come erano da adolescenti? Come vivevano il rapporto con il proprio corpo, con i coetanei, con i propri genitori, con la scuola, con il sesso, con il desiderio di trasgressione, con l’idea del futuro? Tante volte ci ritroviamo a fare queste domande a genitori con figli adolescenti e il primo passo è spesso quello di ricostruire questi elementi in parte dimenticati o messi da parte.

Mettersi in posizione di ascolto significa dunque liberarsi dalla tentazione di giudicare immediatamente ciò che si ritiene sbagliato come adulti, per entrare in empatia con i figli e capire come davvero si sentono. Per fare questo in modo adeguato è importante saper osservare anche il linguaggio del corpo ed essere davvero interessati a ciò che dicono, cercando di ricordare i nomi e le storie degli amici e dei professori, vedere come cambia il tono di voce a seconda delle persone e delle situazioni di cui parlano.

È importante anche poter accettare che i figli siano diversi da noi o magari che siano simili, mentre avremmo voluto che fossero più forti o liberi.

Ciò che è certo è che i ragazzi hanno bisogno di sapere che i genitori hanno fiducia in loro, anche se a volte sbagliano perché gli errori non sono qualcosa di irreparabile, ma esperienze che aiutano a crescere, attraverso il confronto con gli altri e col  mondo.

Quindi quando un figlio propone un’idea o parla di un progetto, che magari agli adulti sembra campato in aria o pericoloso o magari inutile o chissà cos’altro, è importante non partire subito con la critica, ma dimostrare apprezzamento per l’impegno e la volontà, facendo lo sforzo di non concentrarsi solo sugli errori ma aiutarlo, ragionando con lui su come migliorare il progetto o l’idea, supportandolo nel trovare soluzioni e immaginare le conseguenze legate alle scelte.

E quando un figlio sbaglia, che fare?

Intanto il primo passo è abbandonare la propria onnipotenza come genitore che pensa di poter proteggere i figli dai mali del mondo e dalla sofferenza interiore. Questo non è possibile. È possibile però rendersi disponibili e dimostrare di esserci se loro avranno bisogno e supportarli nel processo di analisi della situazione che li ha messi in difficoltà ragionando con loro sui motivi che hanno portato al fallimento, su quali sono le emozioni che provano in questa circostanza, su come pensano che potrebbero modificare il proprio comportamento in situazioni simili in futuro e poi facendo loro la domanda più umile del mondo “cosa pensi che io possa fare per aiutarti?”.

Manu aggiunge ancora altri elementi che ci permettono di ampliare la nostra riflessione

[Io le dico che quello che conta è quello che sei, non quello che hai. Ma a questa età l’apparire è molto importante. Avere la felpa firmata ti fa sentire importante e sentirti importante ti rende sicuro. Ma io sono contro l’apparire, sto sbagliando? Gli amici sinceri ti staranno sempre vicino, si ma se nel frattempo non hai amici forse è meglio avere amicizie di serie B, che niente.]

Andiamo a toccare in questo modo un altro aspetto fondamentale dell’adolescenza: il bisogno di costruire la propria identità confrontandosi con gli altri. Anche in questo caso è molto importante non sminuire la cosa dicendo le solite frasi che gli adulti dicono “ma che bisogno hai di essere come gli altri? Tu devi essere te stesso” e altre simili affermazioni.

Non è un messaggio efficace e ottiene il solo obiettivo di fare sentire i ragazzi giudicati e non capiti dai genitori.

È invece importante non trattarli come bambini che hanno bisogno della felpa uguale agli altri o dei jeans attillati per essere qualcuno, ma riconoscere il bisogno sottostante a queste richieste e considerarli come ragazzi consapevoli che stanno crescendo. Questo non significa accontentare i figli in tutto. La capacità genitoriale di dire di no quando è necessario è sacrosanta, ma deve essere ben motivata e non basata solo su un generico “lo faccio per il tuo bene”.

Manu ci porta poi di fronte ad un altro tema fondamentale: gli adolescenti e la scuola.

[La scuola è un altro punto dolente.

“Io non ce la faccio, non sono capace”

Come aiutarli a vedere i passi avanti che pian piano stanno facendo?

Dobbiamo riconoscergli maggiormente i loro passi avanti o dobbiamo stimolarli a fare sempre meglio?]

La scuola è infatti una fondamentale agenzia di socializzazione per i figli e se, fino alle elementari, rappresenta un contesto abbastanza protettivo, dalle scuole medie in poi la situazione cambia e la scuola diventa il luogo in cui ci si scontra con tutte le proprie difficoltà, non solo legate alle materie ma anche alle relazioni.  A creare difficoltà possono essere sia le relazioni con altri adulti di riferimento quali gli insegnanti, che con i compagni di classe, coetanei che possono rappresentare delle grandissime risorse ma anche delle enormi difficoltà. È una fase in cui diventa molto più difficile proteggere i propri figli, che piano piano devono imparare a mettersi in gioco affrontando le proprie paure.

[Esiste un’età fino a quando dobbiamo comprendere e assecondare e un età in cui invece dobbiamo stimolare e fargli capire che la vita è una grande sfida?

Noi genitori ci ripetiamo che è giusto che i nostri figli sbaglino, perché solo in questo modo impareranno. Poi però non siamo disposti a farli sbagliare almeno nelle cose importanti come la scuola. Qual è il limite?

Fino a dove dobbiamo accompagnarli per far si che non cadano e non si facciano male e dove invece dobbiamo lasciarli andare?]

I nostri ragazzi sanno già che la vita è una sfida e la vivono ogni giorno in questo modo: affrontando le proprie paure per andare avanti, anche quando a noi non sembra. Comprendiamo la difficoltà dei genitori ad accettare che i figli possano sbagliare anche a scuola, che è il luogo in cui i ragazzi gettano le basi per il proprio futuro ma, allo stesso tempo, ribadiamo che può succedere anche questo: che ci siano delle difficoltà a scuola o che, se i ragazzi sono molto concentrati nella risoluzione di aspetti di vita più personali, possano per un periodo trascurare le attività scolastiche. I genitori devono fare i conti con questa possibilità e capire come li fa sentire, prima ancora di affrontare la cosa con i figli. Come sempre è opportuno analizzare la vera difficoltà che sta dietro un comportamento e non trattarli come ragazzini pigri, se loro cercano di comunicare qualcos’altro.

Non stiamo dicendo che sia opportuno abbassare la guardia e lasciare fare ai figli ciò che loro “vogliono”, ma che come sempre è fondamentale, per trovare il modo giusto di agire, porsi in una posizione di ascolto e dialogo e poi le parole verranno da sole. Perché, lo ribadiamo ancora una volta, i genitori sono coloro che conoscono meglio di ogni altro i propri figli, se riescono ad entrare in contatto con i ragazzi e non farsi offuscare dal filtro delle proprie paure e preoccupazioni.

Non è un equilibrio facile da costruire ma occorre ricordarsi che, se per i figli gli errori sono delle occasioni per crescere, lo stesso vale per i genitori: non si può pensare di andare avanti senza sbagliare. I buoni genitori non sono quelli che non sbagliano mai, ma quelli che sono capaci di rendersi conto degli errori fatti e di mettere in atto dei comportamenti per imparare dagli stessi e trovare sempre nuove strategie per affrontare le diverse fasi della vita.

Manu ci chiede

[Come possiamo fare in modo che lei si fidi maggiormente di noi? Se lei ci ascoltasse i risultati saranno migliori, e lei sarà più forte e più gratificata, o no?]

La fiducia non è qualcosa di statico, ma si costruisce nel tempo e ha una forte componente relazionale. I figli sentiranno di potersi fidare dei genitori quanto più li sentiranno autentici e sapranno che sono loro i primi a riporre fiducia nei loro confronti.

La fiducia però può anche essere tradita ogni tanto e, in questi casi, è importante che i genitori non si sentano punti nel vivo della propria autostima. Quando un figlio tradisce la fiducia di un genitore non lo fa mai per fare del male allo stesso, ma perché sta sperimentando qualcosa su di sé e questo comporta dei rischi. La notizia positiva è che la fiducia si può ricostruire anche più forte di quella iniziale, se ci si mette in gioco in modo sincero e autentico.

Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

 

Costruire autostima negli adolescenti è il compito più importante per ogni genitore. I dubbi di un genitore su cosa è giusto e quando è giusto comportarsi in determinati modi

autostima 2 (574x709)Continua la collaborazione con i genitori del blog Genitorialmente e siamo liete di presentarvi il post di maggio, che contiene le loro domande e le loro riflessioni. 

Venerdì potrete leggere le nostre risposte.

State con noi! 

                                           Melania e Maria Grazia

Cosa è successo? Sembra ieri che mia figlia era piccolina e ci guardava sorridendo con i suoi occhioni da cerbiatto, che veniva con noi nel lettone e che si faceva sbaciucchiare e coccolare. Invece non era ieri, sono passati alcuni anni e lei è cresciuta, ora è un’adolescente.

Tutti i genitori sanno che l’adolescenza è un periodo difficile, ma non credo che nessun genitore sia pronto per affrontarla.

Noi genitori non riconosciamo più i nostri figli e davvero non sappiamo più come interagire con loro. I momenti di dialogo sono pochi e spesso si trasformano in momenti di scontro.

Però qualche volta succede che si riesce ad andare oltre, allora scopriamo che nostra figlia così assente e spesso arrogante è molto fragile.

“Io non sono capace di fare niente, come sono brutta, non ci riuscirò mai, ho un brutto carattere.”

Queste sono le parole che pronuncia, tra lacrime e silenzi.

La mia bambina in un corpo quasi da donna, ecco che ha bisogno di noi, dei suoi genitori, per fortuna penso tra me e me.

Allora cerco di abbracciarla, ma anche questo non è facile.

Cosa dobbiamo fare noi genitori per costruire autostima negli adolescenti?

L’adolescenza è un momento molto delicato, ci siamo passati tutti, poi passa, ma forse molti di noi anche da adulti si trascinano ancora l’insicurezza di questo periodo della vita così complicato.

Costruire autostima negli adolescenti – La personalità

Quando mia figlia mi dice “io ho un brutto carattere” io non so da che parte incominciare. Io la paragono sempre a un bellissimo fiore che sta per sbocciare, lei è introversa, le dico che è una ragazza speciale, e non può tenere per se quel suo essere speciale, come un fiore pian piano dovrà avere il coraggio di sbocciare e far vedere al mondo quali sono i suoi bellissimi colori. Lei mi ascolta, magari si calma e smette di piangere, ma leggo nei suoi occhi che non mi crede.

Essere accettati e riconosciuti all’interno di un gruppo è fondamentale per l’autostima di un adolescente, mia figlia fa molta fatica a entrare in un gruppo, ne rimane sempre ai margini, e raramente parla con i suoi coetanei, non ritiene di aver nulla da dire di interessante, si chiede perché gli altri dovrebbero ascoltarla.

Come faccio ad aiutarla a costruire la sua autostima?

Spesso quando le parlo dei suoi difetti, dico che è proprio su questi che deve lavorare, poco per volta, deve vincere la sua ritrosia, non deve aver paura di sbagliare.

Ma forse sono io che sbaglio!

Lei non è me, io sono una persona che oggi lotta per migliorarsi, ma non ricordo come fossi alla sua età.

Forse è troppo presto mettere i propri figli davanti ai propri limiti. Forse sarebbe più giusto far credere loro che sono i più bravi, i più belli, così’ cresceranno più sicuri di sé, o no?

Io le dico che quello che conta è quello che sei, non quello che hai. Ma a questa età l’apparire è molto importante. Avere la felpa firmata ti fa sentire importante e sentirti importante ti rende sicuro. Ma io sono contro l’apparire, sto sbagliando? Gli amici sinceri ti staranno sempre vicino, si ma se nel frattempo non hai amici forse è meglio avere amicizie di serie B, che niente.

Forse non devo essere così severa.

Costruire autostima negli adolescenti – La scuola

La scuola è un altro punto dolente. Mia figlia è molto brava in matematica ma ha importanti difficoltà nelle materie umanistiche.

“Io non ce la faccio, non sono capace”

Si demoralizza perché pur studiando molto i voti sono bassi. Nonostante io le dica che pian piano sta migliorando è come se non sentisse. Lei vede solo le sue difficoltà, i suoi fallimenti. Era arrivata addirittura a non studiare più italiano, perché tanto era inutile, per fortuna siamo riusciti, con gran fatica, a convincerla a riprendere con lo studio, ma intanto c’erano i 4 da recuperare. Forse questi adolescenti si sentono invincibili e quindi non accettano il fallimento e quando questo arriva sono totalmente incapaci di reagire.

Come aiutarli a vedere i passi avanti che pian piano stanno facendo?

Si aspettano che tutto si sistemi velocemente, o avviene tutto subito, o niente, è come se fossero ciechi.

Quando guardo mia figlia, mi rendo conto che sta crescendo, sta imparando, sta maturando, ma è tutto così difficile, lo capisco.

Dobbiamo riconoscergli maggiormente i loro passi avanti o dobbiamo stimolarli a fare sempre meglio?

Questa società pretende sempre di più, forse non dobbiamo essere tanto teneri con i nostri figli perché oggi la società è spietata.

Esiste un’età fino a quando dobbiamo comprendere e assecondare e un età in cui invece dobbiamo stimolare e fargli capire che la vita è una grande sfida?

Noi genitori ci ripetiamo che è giusto che i nostri figli sbaglino, perché solo in questo modo impareranno. Poi però non siamo disposti a farli sbagliare almeno nelle cose importanti come la scuola. Qual è il limite?

Fino a dove dobbiamo accompagnarli per fare che non cadano e non si facciano male e dove invece dobbiamo lasciarli andare?

Noi vorremmo che nostra figlia ci ascoltasse di più, si fidasse maggiormente di noi, facesse quello che le diciamo, è un modo per aiutarla a fronteggiare quello che l’aspetta.

Come possiamo fare in modo che lei si fidi maggiormente di noi? Se lei ci ascoltasse i risultati saranno migliori, e lei sarà più forte e più gratificata, o no?

Costruire autostima negli adolescenti è davvero uno dei compiti più importanti per un genitore, i dubbi sono tantissimi.

Venerdì aspettiamo i commenti delle nostre esperte di PsyBlog e Studiopsynerghia che ancora una volta ci aiuteranno a “stimolare la messa in atto delle risorse che ogni famiglia ha al proprio interno, senza la presunzione di dare dei consigli ai genitori che, secondo noi, sono sempre i maggiori esperti rispetto ai propri figli”.

Manu – Genitorialmente