di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Adolescenti e Fase 2. Come convivere con il Covid19

Continua la collaborazione con la rubrica Figli al centro del blog Genitorialmente. Questo mese parliamo di come aiutare le figlie e i figli adolescenti ad affrontare la Fase 2, ovvero la convivenza con il Covid-19. Oggi provo a rispondere alle domande che mi sono state fatte in questo post.

              

 

 

 

In questi mesi gli adolescenti hanno dimostrato un grande senso di responsabilità e di rispetto delle regole, una maturità che molti genitori non avrebbero immaginato nei propri figli.

MA COSA STA SUCCEDENDO AI RAGAZZI E ALLE RAGAZZE IN FASE 2?

Nella fase due per loro ci sono stati due step differenti: in un primo momento è stato possibile rivedere i congiunti, gli affetti stabili, e poi è si è aperta la possibilità di riprendere i contatti dal vivo con le proprie amicizie. Sono invece rimaste chiuse le scuole e l’attività didattica è proseguita a distanza.

E GLI ADOLESCENTI COME REAGISCONO ALLA POSSIBILITÀ DI USCIRE?

In questa situazione le ragazze e i ragazzi mostrano due reazioni differenti:  ci sono quelli che mordono il freno e faticano a reprimere la rabbia e la frustrazione legate alla limitazione della loro libertà e che adesso approfittano di ogni momento per uscire e quelli che da casa non vogliono più muoversi, che mantengono le limitazioni anche laddove  potrebbero avere un po’ di flessibilità e magari limitano anche i contatti social coi coetanei.

Se la prima reazione ci sembra fisiologica, considerata la fase di sviluppo, la seconda sembra spaventare di più, ed è proprio su questo aspetto che si concentrano le domande dei genitori.

Luna e Samantha chiedono:

“Mio figlio non ha voglia di uscire. Preferisce restare in casa perché si sente al sicuro. Cosa è meglio fare in questi casi? Lo assecondo oppure meglio insistere?”

Chiara ha un figlio di 12 anni e racconta

“Mio figlio esce con fatica, preferisce stare ore in casa a chattare o giocare con la play. Sembra ormai le amicizie reali non gli interessino più o comunque non ne senta la mancanza”

Rossella chiede

“Come possiamo fare perché i nostri figli adolescenti non si chiudano in se stessi rifugiandosi in un mondo virtuale?” 

 GLI ADOLESCENTI E LA SINDROME DELLA CAPANNA

I genitori raccontano la paura e l’ansia che i loro figli e le loro figlie manifestano al pensiero di uscire di casa, ma questa sensazione di essere al sicuro solo all’interno delle mura domestiche, è molto più diffusa di quanto non si pensi anche tra gli adulti. Si tratta della cosiddetta sindrome della capanna o della tana, un vissuto emotivo che porta ad enfatizzare la percezione del rischio legata a tutto ciò che implica l’uscire di casa, ma non si tratta solo della paura di ammalarsi di covid19, è qualcosa di più complesso che chiama in causa anche la ripresa di una vita “normale” in cui i tempi sono fortemente accelerati, rispetto alla lentezza che ha caratterizzato il periodo di  lockdown e ci sono delle aspettative sociali da rispettare, delle scadenze da portare avanti, il giudizio del mondo esterno con cui di nuovo ci si ritrova a fare i conti.

La sindrome della capanna si manifesta con emozioni come paura, angoscia, tristezza, frustrazione e prende la forma esplicita del desiderio di non uscire perché in casa in fondo si sta bene e si ha tutto ciò che serve.

Ma la reazione degli adolescenti può essere legata a diversi aspetti:

  1. La paura di contagiare i propri familiari

Secondo una ricerca fatta dall’Università di Firenze insieme a Skuola.net e coordinata dal Ministero dell’Istruzione, la maggior parte dei ragazzi tra i 14 e i 20 anni ha paura del virus, non tanto per se stesso, quanto per i familiari. Mentre soltanto il 17% ha paura di ammalarsi, la percentuale legata alla paura che si ammali un familiare stretto sale al 67%.

  1. La paura di un nuovo inizio in cui tutto è cambiato

In adolescenza tutto si muove velocemente, i cambiamenti sono tanti e coinvolgono  diverse aree. In due mesi di “reclusione” nelle percezioni dei ragazzi il mondo intero può essere stato stravolto, figuriamoci cosa può essere successo nell’area delle loro relazioni. Nella loro mente i pensieri e i timori si susseguono: chissà se gli amici ci saranno ancora, chissà se le relazioni sentimentali saranno le stesse. Pensiamo, ad esempio, a chi già faceva fatica a inserirsi in un contesto amicale e sociale e che in questo periodo ha “perso l’allenamento allo stare con”.

  1. La paura di ricominciare la vita di prima con le stesse difficoltà

L’aver rallentato il proprio ritmo di vita ha aiutato tante persone, anche adulte a stare meglio nel periodo di confinamento. Allo stesso modo ha aiutato tanti ragazzi e ragazze, che facevano fatica a reggere il ritmo caotico del mondo in cui viviamo, a stare più in contatto con se stessi e a fare i conti con una dimensione temporale più vicina ai propri bisogni e alla propria natura. E così adesso è normale che possa spaventare la ripresa delle corsa per tenere una cadenza temporale che non è la propria.

MA COSA POSSONO FARE I GENITORI PER AIUTARE I PROPRI FIGLI E LE PROPRIE FIGLIE?

La prima cosa da fare è avere la consapevolezza che si tratta di una reazione normale e non un disturbo psicologico.

In secondo luogo è importante capire se i figli hanno paura per sé o per i familiari e, se possibile, cercare di alleggerirli dal carico rappresentato dalle paure per gli altri.

Poi è fondamentale trasmettere loro che ci si può prendere il tempo necessario per affrontare il cambiamento, a piccoli passi, dando spazio e legittimità a tutte le emozioni: è normale essere spaventali, è normale provare emozioni ambivalenti e sentire che la paura supera la curiosità.

Può essere utile capire far capire che “sentirsi strani” non vuol dire esserlo in modo definitivo e netto.

Il messaggio che deve passare è che non è obbligatorio fare tutto nell’immediato, che si può ricominciare gradualmente e che se non ci si riesce c’è sempre la possibilità di chiedere un supporto. Se la normale paura diventa terrore o se si sente di non riuscire a superare il blocco è fondamentale poter pensare di chiedere un aiuto professionale. La situazione che stiamo vivendo è singolare per tutti ed è importante che nessuno sia lasciato solo ad affrontarla.

Maria Grazia Rubanu

Psicologa Psicoterapeuta

Psynerghia. Psicologia e Relazioni

Foto di Мария Волк su Unsplash