di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

A che età mandare i figli adolescenti in vacanza col fidanzato. Le riflessioni delle psicologhe

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente, questo mese parliamo di quando è opportuno che i figli e le figlie adolescenti possano andare in vacanza senza i genitori, con gli amici o magari con il fidanzato o la fidanzata. In questo post trovate le domande dei genitori e di seguito le nostre riflessioni.

In adolescenza i ragazzi e le ragazze iniziano ad avere bisogno di maggiori aree di autonomia, di sperimentarsi in situazioni in cui mettere in gioco in modo differente le abilità e le competenze acquisite e cominciano a fare richieste “di libertà” ai propri genitori. Una di queste riguarda la possibilità di andare in vacanza senza di loro, da soli, con gli amici o con il fidanzato o la fidanzata.

Se proviamo a metterci nei panni dei figli possiamo facilmente comprendere quanto questo bisogno di autonomia corrisponda ad una fase della crescita, al desiderio di fare nuove esperienze e di mettersi alla prova in situazioni nuove, senza avere il giudizio e la protezione dei propri genitori.

Se invece proviamo a metterci nei panni dei genitori possiamo comprendere altrettanto bene le loro preoccupazioni e le loro ansie: è abbastanza maturo per farlo? Saprà cavarsela? E se ci fossero problemi? E se incontrasse persone pericolose da cui non sa difendersi? E così via …

Ma è possibile mettere insieme queste due esigenze, entrambe legittime? Come coniugare la richiesta di autonomia e la possibilità di sperimentare che è  fisiologica in adolescenza e il bisogno di protezione che i genitori hanno verso i propri figli?

E ancora, ci sono differenze tra una vacanza con i coetanei e una vacanza con la fidanzata o il fidanzato?

È una questione di età o sono altre le variabili che entrano in gioco?

Se guardiamo l’aspetto anagrafico i 16 anni sembrano essere l’età che mette tutti d’accordo: Gianfranco De Lorenzo, già presidente dell’ANPE, Associazione Nazionale, Pedagogisti Italiani, sottolinea che sia l’età giusta sia dal punto di vista giuridico che psicologico.

I 16 anni sono un’età in  cui lo sviluppo cognitivo potrebbe consentire un percorso di questo tipo, se accompagnato da un adeguato livello di sviluppo affettivo ed emotivo. È l’età in cui di solito si consolidano i legami amicali e si iniziano a costruire amicizie durature ed importanti, che potrebbero essere un buon punto di riferimento in un’esperienza di questo tipo. Il gruppo di amici in questa fascia d’età, in genere è più strutturato ed è più probabile che si desideri fare un’esperienza di indipendenza assieme.

L’età è però chiaramente un dato indicativo perché molto dipende dalle caratteristiche individuali del ragazzo o della ragazza, dal livello di responsabilità e di autonomia costruiti nel tempo, dal legame di fiducia tra genitori e figli, dalla possibilità di vedere il proprio figlio come uno che se la sa cavare in situazioni differenti e che può essere capace di gestire degli imprevisti e non come un ragazzo fragile che potrebbe soccombere di fronte alle difficoltà.

Ma lo stesso vale se il desiderio è quello di andare in vacanza con il fidanzato o la fidanzata?

In teoria il ragionamento dovrebbe essere lo stesso, ma qui entrano in gioco altre paure dei genitori: non sarà troppo presto per fare la coppia stabile?

Se ci spostiamo sul piano di coppia ci viene da pensare che è diverso se i ragazzi partono con un gruppo di amici, in un viaggio organizzato, come ad esempio un campo estivo o se invece si parte come “coppietta” con la famiglia di uno dei due, così come chiedono di fare Alessia e Luca.

Come ci dice Manu nel suo post Alessia ha 15 anni e vorrebbe andare una settimana in vacanza con la famiglia di Luca. In questa situazione, per i genitori della ragazza, da un lato c’è un aspetto rassicurante che è quello della presenza di una famiglia che può monitorare i due ragazzi, dall’altro però c’è il tema dell’opportunità di fare una vacanza di coppia a 15 anni. Anche in questo caso non abbiamo una risposta preconfezionata, molto dipende dalle caratteristiche dei due ragazzi e anche dal rapporto tra le due famiglie.

Il rischio che si corre però è quello di dare ad una relazione giovane e fresca una connotazione di ufficialità che potrebbe essere eccessiva, una sorta di bruciare le tappe dal punto di vista dei confini e del peso da dare allo stare insieme. Comprendiamo che si tratta di una storia che va avanti da un anno, che per i ragazzi è senz’altro importante e rappresenta la prima prova di intimità costruita nel tempo, ma dobbiamo anche esplicitare che il rischio che si venga a creare una simbiosi di coppia a questa età è abbastanza elevato.

E allora cosa possono fare i genitori?

A nostro avviso potrebbero avere un compito fondamentale che è quello di insegnare ai propri figli che una relazione è importante anche se non si condivide tutto e che una settimana di vacanza separati può essere anche un  modo per vivere in modo più intenso le proprie amicizie e le proprie esperienze individuali. 

Diverso sarebbe se i due ragazzi potessero fare un viaggio di gruppo con altri ragazzi e con la presenza di adulti, in questo modo vivrebbero la dimensione della coppia ma in un contesto gruppale allargato che simbolicamente appare differente e che potrebbe essere un’esperienza che li porterebbe a confrontarsi in gruppo anche sulla dimensione della coppia in adolescenza.

In generale dunque possiamo dire che per fare andare un adolescente in vacanza con amici o fidanzato/fidanzata è opportuno avere consapevolezza del fatto che possa cavarsela o meno, che abbia senso di responsabilità e di autonomia. Per saperlo basta analizzare come si comporta in casa, a scuola e con gli amici.

Sarà inevitabile che i genitori siano un po’ in ansia la prima volta, ma se si decide di dare fiducia ai propri figli bisogna riuscire a rispettare il patto, cercando di essere supportivi e non invadenti, anche se è sempre fondamentale mettere in guardia dai pericoli che possono esserci.

È anche importantissimo sottolineare il valore dell’esperienza del viaggio, il viaggio aiuta a conoscersi, a prendere le proprie misure e confrontarsi con un mondo che ancora non si conosce e a mettersi alla prova contemporaneamente divertendosi e affrontando imprevisti e difficoltà.

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psynerghia – Psicologia e Relazioni

 

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