di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

L’adolescenza con genitori separati e assenti. Le riflessioni delle psicologhe

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente, che in questo post  mette in evidenza i problemi che possono esserci quando in una famiglia si presentano due eventi critici insieme: la separazione e l’adolescenza.

 

Nel caso del post di Genitorialmente si parla di affrontare l’adolescenza in una famiglia in cui la separazione è avvenuta da tempo, quando i figli erano piccoli.

Iniziamo la nostra riflessione dicendo che non è la separazione in sé ad essere problematica per i figli, ma il modo in cui viene gestita.

Se la separazione viene gestita bene dall’inizio, senza coinvolgere i figli nelle problematiche genitoriali e senza portare avanti alleanze e coalizioni che li costringano a vivere un conflitto di lealtà, non ci saranno problemi nemmeno durante l’adolescenza. Se non  i normali problemi legati a questa fase di vita che i genitori, anche se separati, potranno gestire al meglio perché hanno saputo rimanere genitori, anche se in un momento di difficoltà.

Se invece la separazione non è stata gestita in modo adeguato, se i figli sono stati triangolati, se uno dei due genitori risulta essere poco presente nella loro vita, se non addirittura assente, allora potranno esserci problemi e difficoltà. Perché in questa fase i figli hanno bisogno di punti fermi e certezze, di presenza, e nella costruzione della propria identità di non più bambini si ritrovano a differenziarsi dai propri genitori, magari contrastandoli proprio perché hanno bisogno di affermare se stessi.

È una fase in cui anche le emozioni diventano più forti perché si ha bisogno di sentirle ed esprimerle in modo più netto rispetto al passato, magari anche attraverso la manifestazione della rabbia, un’emozione che a volte rimane per molto tempo inespressa. Una rabbia che può essere nei confronti del genitore che è assente, ma anche nei confronti di chi è rimasto sempre presente e proprio per questo trova più difficile capire cosa stia succedendo e si sente a volte schiacciato dal senso di colpa e dal continuo pensiero di avere sbagliato qualcosa.

La rabbia nei confronti del genitore assente è più facile da spiegare perché segue una logica, mentre quella espressa nei confronti del genitore che c’è sempre stato e che vede cambiare il proprio figlio, appare incomprensibile e dolorosa e colora di ambivalenza anche le emozioni che il genitore prova nei confronti del figlio. Però è anche questa  fisiologica in alcune situazioni, perché può capitare che un ragazzo confuso e arrabbiato abbia bisogno di un contenitore e di uno specchio per la sua sofferenza e allora riversa il suo dolore su chi c’è, che diventa la rappresentazione vivente di tutti gli errori ma anche l’unica persona che può contenere un dolore tanto grande.

È proprio per questo che, anche se è molto difficile, per il genitore è importante imparare a reggere e non farsi schiacciare da emozioni così forti. È importante ricordarsi che quel figlio così aggressivo è lo stesso che ha bisogno di lui/lei e che è così arrabbiato perché si sente ferito per non sentirsi amato da chi lo trascura, perché non è riuscito a sua volta a superare le difficoltà della separazione e non ha imparato ad essere genitore.

Ci sono anche le situazioni in cui uno o entrambi i genitori creano una nuova famiglia, anche questa non è una difficoltà in sé, anzi potrebbe diventare tranquillamente una risorsa. Anche in questo caso però, tutto dipende da come la situazione viene gestita, dal momento e dalle modalità con le quali il nuovo partner viene presentato ai figli e da come viene gestita l’eventuale nascita di fratelli e/o sorelle.

Nel post Manu fa riferimento soprattutto alle madri che si ritrovano da sole a crescere i figli dopo la separazione, tra difficoltà emotive ed economiche, questo tipo di situazione è statisticamente più frequente, ma ci preme ricordare che non è l’unica possibile, ci sono anche tanti padri che hanno lo stesso vissuto e affrontano le stesse difficoltà. E in queste situazioni non c’è un genitore più forte o più debole a seconda del sesso biologico di appartenenza. Uomini e donne sono ugualmente forti e ugualmente fragili quando si trovano ad affrontare una sfida complessa come la scarsa presenza dell’altro genitore nella vita del proprio figlio.

In queste circostanze spesso il genitore presente, che si tratti del padre o della madre, sente di dover svolgere un doppio ruolo: essere padre e madre contemporaneamente, ma questa prospettiva non è quella giusta perché porta la persona in questione a farsi carico di un senso di responsabilità troppo grande che non può che schiacciare. Non è infatti possibile ricoprire due ruoli contemporaneamente e nemmeno pensare di riuscire a colmare il vuoto lasciato dal genitore assente. È chiaro che se ci si carica sulle spalle un peso tanto grande il rischio di esserne schiacciati è dietro l’angolo e porta con sé anche una serie di sensi di colpa per non essere riusciti a realizzare qualcosa che in realtà è irrealizzabile per definizione.

Chi si trova a vivere un momento o una fase della vita familiare così delicata può solo provare ad essere un genitore presente, accogliente e autentico,  che non coltiva né in sé, né nei figli, il pensiero idealizzato di poter rispondere a tutte le esigenze emotive dei cuccioli di cui si prende cura. I figli che hanno genitori assenti purtroppo dovranno fare il loro cammino nell’elaborazione dei propri vissuti, una parte di questo cammino può essere svolta con il genitore presente, ma questo può essere fatto solo con sincerità, in modo che il senso di colpa non diventi qualcosa da trasmettere ai figli, perché se io penso di non essere un buon genitore, molto difficilmente mio figlio potrà pensare di essere un buon figlio.

Maria Grazia Rubanu e Melania Cabras

Psynerghia – Psicologia e relazioni

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