di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

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Conflitto madre e figlia. Le riflessioni delle psicologhe

Continua la collaborazione con il blog Genitorialmente e la rubrica Figli al centro. Questo mese ci è stato chiesto di affrontare un tema molto complesso e piuttosto frequente in stanza di terapia: la relazione conflittuale tra una figlia, ormai adulta, e sua madre. Probabilmente non troverete una corrispondenza diretta tra le domande dei genitori (vai al post originale) e le nostre riflessioni. Piuttosto che provare a rispondere alle singole domande, correndo il rischio di banalizzare un argomento complesso, abbiamo deciso di creare una cornice di riferimento e di senso che aiuti a comprendere meglio la tematica.

 

Ogni bambino ha il legittimo bisogno di essere guardato, capito, preso sul serio e rispettato dalla propria madre. Deve  poter disporre della madre nelle prime settimane e nei primi mesi di vita, usarla, rispecchiarsi in lei.

Un’immagine di Winnicott illustra benissimo la situazione: la madre guarda il bambino che tiene in braccio, il piccolo guarda la madre in volto e vi si ritrova…a patto che la madre guardi davvero quell’esserino indifeso nella sua unicità, e non osservi invece le proprie attese e paure, i progetti che imbastisce per il figlio, che proietta su di lui.

In questo caso nel volto della madre il bambino non troverà sé stesso, ma le esigenze della madre. Rimarrà allora senza specchio, e per tutta la vita continuerà invano a cercarlo”.

(Alice Miller, Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero Sé, 1996, p. 37)

 

In queste parole Alice Miller sintetizza molto bene ciò che dovrebbe succedere nella prima infanzia tra una madre (e più in generale un genitore) e il suo bimbo di cui si prende cura e ciò che invece può succedere se non si crea la necessaria condizione di sintonizzazione affettiva e di attenzione per l’altro, per la creatura che si è messa al mondo. Continua a leggere