di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Genitori e figli. Pari dignità e reciprocità nella relazione

Quando si parla della relazione genitori-figli gli approcci pedagogici si dividono tra coloro che ritengono che i genitori debbano essere amici dei figli e coloro che pensano che questo sia un modello pedagogico distruttivo che può portare alla mancanza di rispetto e al crollo dei valori della società contemporanea.

Forse tra questi due estremi esiste un’altra possibilità.

Io sono fermamente convinta che bambini, adolescenti e adulti siano individui di pari dignità, e che questo sia un principio fondamentale di cui tenere conto anche quando si tratta di parlare della relazione tra genitori e figli.

Avere pari dignità non significa mettere tutti sullo stesso livello, il concetto di pari dignità, infatti è differente da quello di uguaglianza[1].

Pari dignità nelle relazioni significa rispetto per la dignità e per l’integrazione personale di entrambe le parti: genitori e figli.

Secondo questo principio ciò che i figli, bambini e adolescenti, esprimono è importante per la relazione esattamente quanto ciò che esprimono gli adulti/genitori.

Questo non significa che genitori e figli siano uguali e che si debbano annullare i confini tra i sottosistemi genitoriale e filiale.

I confini tra i sottosistemi devono essere definiti e deve essere chiaro il ruolo differente che i genitori hanno rispetto ai propri figli: un ruolo di educazione e di guida in modo che i figli possano crescere in modo sano imparando ad affrontare i compiti di sviluppo tipici di ogni fascia d’età.

Il principio della pari dignità non mette in discussione questo importante ruolo di guida, ma sottolinea che la relazione deve essere una relazione di qualità.

Le ricerche confermano che le famiglie più felici sono quelle nelle quali i genitori “prendono sul serio i figli”, li rispettano e li stimano come individui e ne prendono sempre in considerazione il punto di vista, anche quando devono essere prese delle decisioni importanti che riguardano la famiglia.

I genitori emotivamente competenti tengono sempre conto dei bisogni e dei desideri dei figli e lo fanno con modalità compatibili con l’età e il livello di comprensione e di sviluppo emotivo degli stessi.

Quando nelle famiglie le relazioni vengono improntate al rispetto reciproco e alla reciproca stima si crea anche una maggiore vicinanza emotiva tra i diversi componenti. In queste situazioni i genitori hanno l’impressione che le loro strategie educative siano più efficaci e i figli, a loro volta, si sentono accuditi, accolti e contenuti emotivamente, esattamente il contrario di ciò che avviene quando vengono lasciati “al potere”.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu

In foto: Armonia silenziosa – Gelsomina De Maio

 


[1] Jesper Juul, Lafamiglia è competente, Feltrinelli, Milano, 2010