di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

“Se ti senti in pericolo chiamami, perché io ci sono”. Le preoccupazioni dei genitori con figli adolescenti

Mi capita spesso di incontrare genitori e figli adolescenti e di trovarmi di fronte sempre allo stesso tema che porta al conflitto: i genitori preoccupati per le uscite serali dei figli e per la possibilità che mettano in atto condotte a rischio, e i figli che non ne possono più di sentirsi fare sempre le stesse raccomandazioni.

La storia di Francesca, 17 anni, e Manuela e Paolo, i suoi genitori, non si discosta da questo schema.

Manuela e Paolo si preoccupano per la loro unica figlia e ogni volta che esce con gli amici non fanno che darle sempre le stesse raccomandazioni:

“stai attenta a chi frequenti”

“non parlare con persone strane”

“non accettare da bere da sconosciuti”

“non salire in macchina con persone che hanno bevuto”

“non ubriacarti”

“non farti le canne”

“non fare cose di cui potresti pentirti”

E così via… in una litania infinita che lascia loro spossati e lei a sbuffare annoiata.

Sono tutti saggi consigli, penserete voi, ed è vero! Sono buoni consigli e cose che senz’altro un genitore deve dire ad un figlio quando incomincia a vivere le sue esperienze da solo e con gli amici… ma quando e quanto spesso?

Proviamo a vedere cosa ne pensa Francesca.

Francesca è una brava ragazza che va discretamente a scuola e ha tanti amici, alcuni “a posto” altri giudicati “un po’ strani” o “inadeguati” dai suoi genitori.

Francesca non ne può più di sentirsi dire sempre le stesse cose, farsi dare sempre le stesse raccomandazioni e ogni volta sbuffa un po’ di più.

Anche lei sa che i consigli dei suoi genitori sono “cose buone e giuste” ma soffre molto del fatto che Manuela e Paolo sembrino non avere fiducia in lei, non si accorgano che è cresciuta e sente che, se si trovasse in difficoltà, forse non sarebbero loro le prime persone che contatterebbe.

Arrivano da me perché a Francesca è successa una brutta disavventura che, per fortuna, non ha lasciato gravi strascichi: un sabato notte, mentre tornava dalla discoteca in motorino con un amico, sono finiti fuori strada. Non si sono fatti niente di grave, giusto qualche escoriazione alle ginocchia ma lo spavento è stato grande per tutti.

Al pronto soccorso si è poi visto che l’amico di Francesca guidava ubriaco, mentre lei è risultata negativa all’alcol test.

I genitori dopo un primo momento di sollievo hanno subito cominciato ad aggredirla chiedendole (urlandole?) “come mai hai fatto una cosa così stupida? Come hai potuto salire in moto con un ragazzo che aveva bevuto? Quante volte ti abbiamo spiegato di non farlo?” e infine la fatidica domanda “perché non hai chiamato noi?”.

Anche in seduta ripetono questa frase come un mantra “perché hai fatto una cosa così stupida? Perché ti sei messa in pericolo? Perché non hai chiamato noi?”.

È a questo punto che Francesca sbotta:

“sapevo benissimo che ciò che stavo per fare era sbagliato. Lo sapevo che Mauro aveva bevuto e non avrei voluto salire in moto con lui, ma ho pensato che se vi avessi chiamato, voi non avreste fatto altro che sgridarmi, ripetendo le sole cose che sapete dire e magari mi avreste anche messo in punizione!”

I genitori si sentono molto colpiti da questa frase e iniziano a chiedersi dove hanno sbagliato, lo chiedono a me e io li invito a chiedere alla loro Francesca, che mi pare essere molto competente e saggia.

E Francesca li stupisce ancora una volta dicendo loro queste parole: “lo sapete che non bevo e non fumo eppure ogni sabato sera mi ossessionate con le vostre paure, con le vostre raccomandazioni, forse potreste provare a dirmi che vi fidate di me e che se ho un problema posso contare su di voi e chiamarvi per chiedere aiuto. Solo questo”.

Eh già solo questo, semplicemente questo, una frase semplice che dimostra insieme due cose di cui i figli, soprattutto in adolescenza, hanno estremo bisogno: il fatto che i genitori abbiano fiducia in loro e il fatto che loro ci siano, ci siano davvero se i figli andranno incontro a delle difficoltà, non per giudicarli, ma per aiutarli e dare loro supporto.

Questa frase colpisce molto i genitori di Francesca che per la prima volta guardano la loro figlia per ciò che lei realmente è, e non attraverso il filtro ovattato delle proprie paure.

Il dialogo tra Francesca e i suoi genitori ci indica in modo chiaro la strada: la prevenzione è importante ma va fatta nei modi e nei momenti opportuni e anche con la giusta misura. A volte infatti la troppa informazione genera disinformazione. In questo caso poi ad essere sbagliato è stato soprattutto il momento in cui queste raccomandazioni venivano fatte, e infatti il messaggio che è arrivato a Francesca è stato un messaggio di controllo e paura e non di sostegno e forza, come invece avrebbero voluto fare i suoi genitori.

Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu