di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Il diritto alla famiglia è un dovere! No agli stralci sul DDL Cirinnà

volantino LGTB“Prima non esistevamo, adesso esistiamo e valiamo molto meno degli altri”

Inizia con una citazione di Claudio Rossi Marcelli il comunicato scritto dalle associazioni Arc, Mos, Cgil Nuovi Diritti Sardegna, Famiglie Arcobaleno, Agedo Cagliari, Agedo Sassari, UnicaLGBT, in riferimento all’attuale messa in discussione del DDL Cirinnà, che prevede lo stralcio della parte relativa alla stepchild adoption: un vero e proprio attacco al cuore della legge sulle unioni civili.

Si firmano NOI perché, a differenza di quanto si sta cercando di fare credere, le associazioni sono unite in questa battaglia per i diritti civili. Lo sono adesso come all’inizio del percorso: quella strada in salita per vedere finalmente riconosciuti i propri diritti civili.

I propri diritti e quelli dei propri figli e delle proprie figlie.

Bambini e bambine che esistono, vivono in famiglie che li amano e li crescono nel rispetto degli altri e nella valorizzazione delle differenze tra le persone.

Bambini e bambine che giocano, vanno a scuola, hanno amici.

Bambini e bambine che hanno una famiglia ma non possono dire di averla perché qualcuno ha deciso, nel loro nome, senza nemmeno conoscerli, che cosa sia meglio per loro.

Qualcuno che millanta conoscenze sulla genitorialità, basate non su informazioni scientifiche, ma sul sentito dire e su stereotipate rappresentazioni della realtà, che non riflettono minimamente la complessità del reale.

Come professioniste del sociale ribadiamo ancora una volta che l’orientamento sessuale dei genitori non ha nulla a che vedere con le competenze genitoriali.

Le competenze genitoriali si basano infatti sulla capacità di trasmettere amore, valori e regole. Ci sono circa 40 anni di ricerche che sostengono che che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale dei figli. Decenni di dati che dimostrano che bambini e bambine che crescono in una famiglia con uno o due genitori omosessuali non sono esposti a nessun rischio specifico. Come sostiene già dal 2006 l’American Academy of Pediatrics: “Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori.”

È del 2011 la posizione espressa dall’AIP, Associazione Italiana di Psicologia, che ricorda che i risultati delle ricerche fin’ora condotte hanno documentato che il benessere psicologico e sociale dei componenti non dipende dalla composizione familiare, ma dalla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali all’interno della famiglia.  “Non sono né il numero né il genere dei genitori – adottivi o no che siano – a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso. I bambini hanno bisogno di adulti in grado di garantire loro cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, superare incertezze e paure, sviluppare competenze emotive e sociali”.

Si tratta di temi sui quali la comunità scientifica è unanime, eppure le istituzioni ancora faticano a reggere il passo, ancorandosi a presunte convinzioni etiche senza alcun fondamento scientifico.

Raccogliamo a questo proposito la testimonianza di Silvia De Simone di Famiglie Arcobaleno che ci spiega i motivi della delusione, della rabbia e del dolore di questi giorni:

“Siamo molto deluse e tristi, per le nostre figlie e i nostri figli che esistono già, per quelli e quelle che nasceranno e per questo paese che non ha avuto il coraggio di fare un passo avanti verso la civiltà. Avevamo deciso di accontentarci del minimo sindacale, di briciole di diritti, per dormire sonni più tranquilli, e invece niente. Ci sentiamo prese in giro da politici che sono venuti nelle nostre case, che ci hanno fatto promesse, che ci hanno illuso che qualcosa potesse finalmente cambiare nelle nostre vite e nella cultura del nostro paese. Questo governo non ha voluto riconoscere ai nostri bambini e alle nostre bambine neanche un minimo di tutele per non essere discriminati per l’orientamento sessuale dei propri genitori. Come spieghiamo domani alle nostre figlie che non hanno approvato la legge tanto discussa e che non potranno avere entrambi i nostri cognomi? Come spieghiamo alle nostre figlie che possiamo unirci civilmente, ma che non possiamo sposarci come i genitori dei loro compagni di scuola?”

Ci uniamo al dolore e alla tristezza di queste famiglie vive e reali, che ancora una volta subiscono un sopruso e una vera e propria violenza: usate dalla politica per il bieco raggiungimento dei propri obiettivi e poi disconosciute come se nulla fosse.

Condividiamo il testo integrale del comunicato, che riteniamo più efficace di tutte le nostre parole:

“Abbiamo temuto, in questi due anni, che alla fine qualcosa non andasse per il verso giusto e che la montagna partorisse il topolino.
Non avevamo messo in conto la beffa finale: il voto di fiducia volto a tenere dentro gli omofobi presenti in maggioranza, la negazione dei diritti e perciò di un futuro alle bambine e ai bambini esistenti, concreti, reali, delle Famiglie Arcobaleno, il cedimento alla ragion di stato, la menzogna secondo la quale un risultato sia pur modesto lo si porta a casa.
Niente di più falso: lo stralcio della stepchild adoption da una proposta che già era un compromesso al ribasso confina le persone omosessuali in un limbo nel quale la genitorialitá non é né ammessa né contemplata e quella già esistente é negata al genitore non biologico; perché al di là di ciò che dicevano gli imbonitori da circo barnum dei salotti televisivi questo é la stepchild adoption: l’adozione del configlio, quel figlio che é biologicamente solo del tuo partner ma che dal primo momento della sua esistenza é stato figlio e figlia anche dell’altro genitore. L’adozione sarebbe servita solo a mettere un sigillo legale su una situazione già esistente e a garantire a quella bambina e a quel bambino il diritto a un futuro anche in caso di morte del genitore biologico.
Non approvare quella norma, stralciarla, significa semplicemente snaturare l’intera legge, renderla ingiusta, perché soddisfa alcuni bisogni di una parte e come contropartita nega diritti all’altra parte, guarda caso quella più debole.
E allora meglio nulla e far ripartire immediatamente la battaglia complessiva per la piena parità, meglio inchiodare ciascun parlamentare e ciascun gruppo alle proprie responsabilità di fronte alle cittadine e ai cittadini che questa legge la volevano, che sono scese e scesi in piazza, che pensano che essere un buon genitore non dipende dall’orientamento sessuale ma dalla capacità di amare.
Non vogliamo avallare una foglia di fico che metta solo il governo al sicuro dai richiami della UE, non crediamo al disegno di legge che dovrà prevedere una riforma delle adozioni. Conosciamo i tempi italiani in materia di diritti civili: tra la legge sul divorzio e quella sul divorzio europeo (cosiddetto breve) son trascorsi 40 anni e più.
Rispediamo al mittente le offerte del governo di una legge senza stepchild adoption: é come se quei figli e quelle figlie oggi fossero di tutte e tutti noi.
Perciò metteremo in atto momenti di mobilitazione che culmineranno nella manifestazione del 5 marzo.
Perchè un abbozzo di legge non ci serve: VOGLIAMO IL PANE MA VOGLIAMO ANCHE LE ROSE #meglioniente

NOI: Arc, Mos, Cgil Nuovi Diritti Sardegna, Famiglie Arcobaleno, Agedo Cagliari, Agedo Sassari, UnicaLGBT”

Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu