di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

25 novembre 2015 – Educare per dire basta alla violenza

Per dire ciò che sentiamo in occasione di una giornata così importante prendiamo in prestito le parole di Michela Marzano, che esprime molto bene anche il nostro pensiero:

<Il problema strutturale che pongono le violenze di genere è antropologico: per cultura e per tradizione, alcuni uomini pensano di incarnare la “norma” e di poter essere “padroni”; in parte destabilizzati dall’autonomia femminile, non sopportano che questi “oggetti di possesso” possano diventare autonomi; in parte insicuri e incapaci di sapere “chi sono”, accusano le donne di mettere in discussione la propria superiorità. Sono troppi coloro che, insicuri e forse bisognosi di affetto, considerano come un proprio diritto impossessarsi dell’altro e farne un oggetto di predazione. Sono troppi coloro che, respinti e allontanati, vivono il rigetto con rancore e risentimento, come se il semplice “no” di una donna li svuotasse di senso. Un problema identitario quindi. Che si traduce in un problema relazionale. Gli uomini violenti appartengono a qualunque classe sociale e ceto. Non conta né il rango sociale, né la situazione economica, né la cultura, né la professione. Conta l’incapacità di sopportare la perdita, come se il semplice fatto di perdere la propria donna significasse una perdita di identità. Ecco perché dietro la questione della prevenzione, c’è soprattutto la necessità di riscrivere la grammatica delle relazioni non solo tra gli uomini e le donne, ma anche tra gli uomini e gli uomini, le donne e le donne.

Certo, la violenza non la si può eliminare del tutto. La pulsione dell’aggressività fa parte della condizione umana e sarebbe illusorio pensare di debellarla. Come ogni pulsione però – ce lo insegna la psicanalisi – anche l’aggressività può e deve essere contenuta. E per farlo, la chiave è e sarà sempre l’educazione. Per far capire a tutti e tutte, fin da piccoli, che il proprio valore è intrinseco e non strumentale; che ogni persona, a differenza delle cose che hanno un prezzo, non ha mai un prezzo ma una dignità; e che la dignità non dipende da quello che gli altri pensano di noi, da quello che gli altri ci dicono o meno, da quello che gli altri ci fanno. Non si può combattere la violenza se non si educano gli uomini alla consapevolezza del valore e della libertà altrui.>

Michela Marzano – Papà, mamma e gender -Utet, Novara, 2015, p.44-45