di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Il risveglio di un cuore vagante nel mondo dis-incantato delle favole

Il post di oggi è una fiaba che parla del percorso, di vita e terapeutico, di una giovane donna, che chiameremo Rosaspina: un nome che racchiude alla perfezione l’ambivalenza emotiva che fa parte di questa fase della sua vita. Rosaspina ha messo in parole la sua storia, utilizzando i personaggi delle fiabe, parole che hanno il potere di entrare nell’immaginario e nel vissuto di tante donne che si trovano, a quarant’anni, di fronte ad un bivio e che devono scegliere che strada percorrere. Il bivio è reale e simbolico: sceglierà il noto o l’ignoto? La sicurezza o l’incertezza? La dipendenza o l’indipendenza? E ancora il bivio è fatto di polarità opposte o può contemplare le sfumature?

Buona lettura 

Maria Grazia

“Chi ha detto che le favole non esistono?

Esistono eccome!!!

Con tutti i loro personaggi caratteristici, ma io le ho sempre lette nel modo sbagliato.

Il mondo è pieno di magie, principi e principesse, maghi e streghe, incantesimi e sortilegi…

Ecco la mia storia:

C’era una volta un Brutto Anatroccolo che per anni pensava di non meritare e non valere granché e, come Cenerentola, se ne stava chiusa a fare ciò che gli altri volevano e che si aspettavano da lei, senza mai sgarrare, offendere, disobbedire… Uno zombie, un morto vivente, una Bella Addormentata, che non era consapevole né dì essere bella, né tantomeno addormentata.

Gli anni passavano e, lentamente, iniziava a rendersi conto di essere rinchiusa nella torre di Raperonzolo e un giorno decise di provare a mettere il naso fuori.

E ciò che vide le piacque molto.

Ma era difficile fuggire dalla torre, la torre la proteggeva dai pericoli del mondo fuori, e poi era tanto alta, le faceva paura, soffriva di vertigini a guardare giù. Aveva paura del mondo fuori, lei che l’orco lo aveva già incontrato e proprio dove pensava di essere al sicuro!

Così restava immobile, esitante, a tentennare nel suo sonno incantato, illusione di un mondo felice e sicuro.

Ma non era felice.

Un giorno in questi dubbi si insinuò un principe/orco/Shrek, arrivato a scompigliare il suo precario equilibrio: la faceva ridere, la faceva sentire viva. Con un bacio la svegliò e riuscì a rompere il suo sonno incantato, e a guarire la paura di volare.

E Fiona raccolse tutto il suo coraggio e le sue forze per scappare dalla torre, anche se  la paura era ancora tanta e lei ancora fragile e inesperta, ingenua e poco consapevole del suo valore.

Nonostante la paura si lanciò a capofitto nella vita, nelle emozioni, nell’amore.

Troppo, forse…

Sbagliando, si aspettava che sull’orlo del precipizio che circondava la torre, qualcuno fosse pronto ad afferrarla, ma Shrek stava già pensando ad altro.

Solo allora lei comprese che poteva contare solo sulle proprie forze e capacità.

Cadde e si fece molto male, ma si rialzò.

Anche se con paura e sensi di colpa, iniziò ad affrontare le vite che aveva stravolto, per prima la sua: i lupi, il buio, le tentazioni, le formule magiche… Oh quelle poi erano la parte peggiore!  Come poteva una comune mortale riuscire ad affrontare le magie e gli incantesimi?

Cercava di resistere, si ribellava, ma era fragile e inesperta e finiva per farsi incantare, anche se ormai era capace di prevedere il male che avrebbe sentito dopo.

Ma per un attimo quegli incantesimi sortivano l’effetto promesso: amore, compagnia, pace, fuga dal mondo, emozioni, vita.

Fiona oggi ha capito di non essere né il Brutto Anatroccolo, né la Bella Addormentata, ma ancora deve allenarsi per combattere questo mondo, i suoi falsi principi e i maghi.

Lentamente sta imparando, ma la strada è ancora lunga…molto lunga.”

Rosaspina