di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Chi ha paura dell’ideologia del gender?


Negli ultimi tempi si sente parlare con toni sempre più allarmistici della cosiddetta
ideologia del gender o teoria del gender, qualcosa di così terribile da entrare nelle scuole dei nostri figli e pian piano convincerli che il sesso biologico non conti nulla e che loro possano scegliere cosa diventare: uomini, donne o esseri fluidi che non hanno bisogno di inserirsi in nessuna categoria.

Come una novella sposa di Frankenstein, ha preso corpo e vita e in pochissimi anni si è diffusa attraverso gli slogan portati avanti dai gruppi di manifestanti, riunitisi per protestare conto l’adozione di riforme giuridiche miranti alla riduzione delle discriminazioni subite dalle persone lgbt/q.

Questa entità terrorifica è stata avvistata per  la prima volta agli inizi del 2000 in alcuni testi prodotti dal Pontificio Consiglio per  la Famiglia. È qui che l’espressione “ideologia di gender” viene coniata, per etichettare e distorcere tutto ciò che gli studi scientifici di genere hanno prodotto nel corso degli anni.

Di fondamentale importanza è il libro di Monsignor Tony Anatrella, psicanalista francese, che considera “La thèorie du genre comme un cheval de Troie”. Secondo Anatrella, la teoria del gender sarebbe molto simile all’ideologia marxista e sarebbe stata costruita proprio come un cavallo di Troia per entrare come qualcosa di innocuo, sotto le vesti di un discorso di liberazione dalle oppressioni e di diffusione di libertà, per poi mostrare la sua vera essenza, ancora più pericolosa e oppressiva del marxismo. Secondo l’autore l’ideologia del gender “pretende che i mestieri non abbiano sesso, che l’amore non dipenda dall’attrazione tra uomini e donne, che la psicologia maschile si confonda con la psicologia femminile, laddove, da un punto di vista psicologico, non si tratta delle stesse strutture psichiche”.

Il pensiero surreale sopra elencato rimane per un decennio in sordina ma, nel maggio 2013 trova lo spazio per diffondersi a partire dalla Francia, in seguito all’approvazione della legge sui matrimoni anche tra persone dello stesso sesso. L’intolleranza, la paura e l’odio si travestono da difensori della famiglia tradizionale e danno vita al movimento Manif pour tous che troverà modo di arrivare anche in Italia, sia col nome di Manif pour tous Italia, che con il movimento delle Sentinelle in piedi.

Le “Sentinelle” vegliano in piedi, con un libro in mano, ad esprimere la loro opposizione all’adozione di una legge che punisca la violenza verbale o fisica nei confronti delle persone omosessuali o transessuali e il veto agli interventi nelle scuole sugli stereotipi di genere, le diverse forme familiari e il bullismo omofobico. Così, in piedi e silenziosi con in mano un libro, difendono i diritti della (a loro dire) sempre più bistrattata famiglia “naturale”.

In Italia hanno contribuito a diffondere questo tipo di informazione anche i libri di Costanza Miriano e Mario Adinolfi. E così, con lo sfogliare le pagine di “Sposati e sii sottomessa” e “Voglio la mamma”, si arriva a rimettere in discussione persino la parità di genere e la flessibilità dei ruoli genitoriali.

In ultimo, si arriva agli incontri che si tengono nei saloni parrocchiali e che continuano a mettere in guardia dai pericoli che i bambini corrono ad essere esposti alla terribile “teoria del gender”.

Questi interventi avrebbero potuto avere una diffusione limitata, ma evidentemente il pericolo da cui tentano di difendere l’umanità è talmente spaventoso e rischia di diffondersi come un’epidemia, che sono riusciti ad avere presa e a bloccare diverse azioni: in Parlamento i disegni di legge sui temi lgtb/q sono fermi, così come è stata impedita  la diffusione di tre bellissimi fascicoli su “Educare alla diversità a scuola”, prodotti dall’UNAR e destinati agli insegnanti della scuola primaria e della secondaria di primo e secondo grado.

Ma ancora non basta, la presunta “teoria del gender” deve davvero essere insidiosa se addirittura Papa Francesco si è scomodato a parlarne come di una “colonizzazione ideologica” .

Queste le sue parole: < Perché dico “colonizzazione ideologica”? Perché prendono, prendono proprio il bisogno di un popolo o l’opportunità di entrare e farsi forti,  per (mezzo de) i bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza. I popoli non devono perdere la libertà. Il popolo ha la sua cultura, la sua storia; ogni popolo ha la sua cultura. Ma quando vengono condizioni imposte dagli imperi colonizzatori, cercano di far perdere ai popoli la loro identità e fare una uguaglianza>.

E se lo dice il Papa de “chi sono io per giudicare gli altri” credo che il mostro sia bello e servito: la sposa di Frankenstein  impallidisce di fronte ad Hitler!

Chi è che a questo punto, basandosi soltanto su queste informazioni, non penserebbe  di dovere difendere i propri figli da una simile aberrazione?

Una nuova apocalisse travestita di colori arcobaleno, più pericolosa della peste e più insidiosa dei pidocchi.

Rimane poi il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa, che sono stati davvero bravi a diffondere terrore e allarmismo su un concetto che non esiste!

Eh già perché udite udite: la teoria del gender o ideologia del gender non esiste!

È una distorsione fatta ad arte rispetto a qualcosa di realmente esistente e che ha una fondamentale rilevanza scientifica nel panorama internazione: gli studi scientifici di genere che sono meglio conosciuti come “gender studies” e che indagano il funzionamento sociale delle norme che reggono l’ordine sessuale e delle gerarchie che lo definiscono. Insomma nulla a che vedere con il fatto di sostenere che ciascuno può scegliere la sua identità o il suo orientamento sessuale.

A questo proposito è indispensabile citare la posizione ufficiale presa dall’AIP, Associazione Italiana di Psicologia.

Cito testualmente: l’AIP ritiene opportuno intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di “ideologia del gender”. Esistono, al contrario, studi scientifici di genere, meglio noti come “Gender Studies” che, insieme ai “Gay and Lesbian Studies”, hanno contribuito in modo significativo alla conoscenza di tematiche di grande rilievo per molti campi disciplinari (dalla medicina alla psicologia, all’economia, alla giurisprudenza, alle scienze sociali) e alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l’orientamento sessuale”.

L’AIP riconosce i meriti degli studi scientifici sul genere che hanno permesso di dimostrare che il sessismo, l’omotransfobia e gli stereotipi di genere vengono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi tramite i processi  educativi e di socializzazione, il linguaggio e le norme sociali.

L’AIP ribadisce, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che da più di 40 anni le associazioni internazionali, scientifiche e professionali che promuovono la salute mentale, hanno eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie. L’omosessualità è infatti una variante normale e non patologica della sessualità umana. 

In accordo con la posizione ufficiale AIP, si può sostenere che l’inserimento di progetti formativi sull’educazione affettiva e sessuale nelle scuole non può prescindere dal trattare contenuti che riguardano il genere e l’orientamento sessuale e che questo non significa certo “promuovere un’inesistente teoria/ideologia del gender”. 

Lavorare in modo completo sull’affettività non significa, come molti hanno sostenuto, “portare ad una precocizzazione sessuale dei bambini/ragazzi”. 

Men che meno significa, come alcuni hanno volutamente scritto, distorcendo completamente il lavoro originario, “invitarli a toccarsi reciprocamente i genitali” o dire loro che “possono scambiarsi i vestiti e decidere se essere maschi o femmine o x…”. 

Significa piuttosto tenere conto di tutti gli aspetti che rendono complessa e meravigliosa la persona umana, analizzando tutte le dimensioni che la compongono e creando uno spazio di ascolto e dialogo che porti i bambini e i ragazzi a sentirsi accolti e sentire di poter dire, chiedere, qualunque cosa che possa aiutarli a definire la propria identità in costruzione. 

Significa aiutarli a capire chi sono e che emozioni provano nelle diverse situazioni sociali. 

Significa lavorare con loro sul concetto di empatia e di autoconsapevolezza. 

Significa sostenerli quando esplicitano le loro difficoltà nelle relazioni, con i pari o con gli adulti. 

Significa supportarli nella ricerca delle proprie strategie per muoversi nel mondo andando oltre la visione spesso stereotipata che il gruppo può veicolare se non è abituato a riflettere e confrontarsi. 

Significa fare chiarezza sulle dimensioni costitutive dell’affettività, di cui la sessualità è una parte, ma non il tutto. 

Significa lavorare sulla prevenzione dei fenomeni di bullismo omofobico, di discriminazione di genere e orientamento sessuale. 

Significa valorizzare una cultura dello scambio, dell’empatia, della relazione, dell’amicizia e della non violenza. 

Significa contribuire alla crescita di adulti migliori. 

Sarebbe dunque opportuno costruire un dialogo, anziché barricarsi dietro la paura di mostri inesistenti o peggio ancora, muoversi come tanti Jorge da Burgos, il monaco cieco del Il nome della rosa, ed arrivare a diffamare, distruggere, uccidere, bruciare, pensando di mettere in salvo il mondo da qualcosa da cui non è in pericolo.

Gli studi scientifici di genere e i progetti sull’educazione affettiva rischiano di diventare come il secondo libro della Poetica di Aristotele. Un libro che il venerabile Jorge tentava di distruggere, ne aveva paura perché in esso la commedia e il riso erano considerati uno strumento di verità.

Jorge usa parole dure per parlare del riso lo definisce “un vento diabolico che deforma il volto e rende gli uomini simili alle scimmie” e ancora “il riso uccide la paura e senza la paura non ci può essere la fede. Senza la paura del demonio non c’è più necessità del timor di Dio”.

Il pericolo rappresentato dagli studi di genere è irreale come quello rappresentato dal riso.

E dunque la minaccia dei presunti pericoli che corre la “famiglia naturale” è una perfetta paura costruita ad arte, che vede la famiglia nucleare tradizionale contrapposta a tutte le altre forme familiari, sempre esistite ma che ora cercano visibilità e legittimazione.

Una paura che facilmente si estende alla parità tra i generi, all’abolizione di tutti gli elementi di discriminazione che non permettono alle persone lgtb/q di avere gli stessi diritti civili di tutti i cittadini. 

La paura del diverso, del non conosciuto genera contrapposizione e la contrapposizione alimenta la paura in un circolo vizioso che fa dimenticare che l’estensione dei diritti civili a chi non li ha non toglie nulla a chi già li possiede e che può essere interrotto soltanto con la conoscenza e la corretta informazione.

Maria Grazia Rubanu