di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Il braccio di ferro tra genitori e figli

“Con un figlio il grande cambiamento é che non ti puoi arroccare su delle posizioni se non vuoi perdere la relazione, ti devi mettere sempre in discussione. Con tutti gli altri, se proprio non vuoi farlo, puoi troncare, persino con tua moglie o tuo marito, ma con un figlio no, non puoi troncare, resti sempre suo padre o sua madre per tutta la vita. Devi trovare altre soluzioni per forza e questo ti fa crescere.”

Alba Marcoli, Il bambino lasciato solo, p. 174, 175.

 

Quante volte genitori e figli si ritrovano a fare a braccio di ferro per questioni anche banali?
La logica del braccio di ferro genera solo perdenti, lo sappiamo, eppure spesso non si riesce ad evitarla, ci si scivola dentro senza rendersene conto, fino a rimanerne invischiati come in una trappola per topi.

In questi momenti non si riesce neppure a distinguere le cose sulle quali si può cedere e quelle importanti sulle quali é invece bene tenere duro.
Si può cedere sulle preferenze del bambino per un gioco o un abito, perche in questo modo sosteniamo la sua individualità e la costruzione delle sue sicurezze, ma si devono anche mettere dei limiti precisi e sicuri per evitare di crescere un piccolo tiranno insicuro e infelice. 

È importante sottolineare che un bambino a cui si lascia fare tutto ciò che vuole sarà probabilmente un bambino sempre insoddisfatto che vuole sempre di più.

Se il fatto di accontentarlo in tutto, in un primo momento, può far sentire bene il genitore rivela poi, subito dopo, il rovescio della medaglia: un bambino che fa sempre ciò che vuole viene privato di un diritto fondamentale e irrinunciabile durante l’infanzia, quello di sentirsi protetto dagli adulti a cui vuol bene.

Adulti capaci di stabilire dei limiti e che sappiano contenere e allo stesso tempo proteggere.

È importante che il bambino impari in famiglia che ci sono delle regole e quali sono i limiti che non devono essere superati, e questo é un enorme fattore protettivo rispetto al mondo esterno nel quale poi di troverà inserito: scuola, sport, attività ludiche, sia con i coetanei che con gli adulti che saranno per lui ulteriori fondamentali punti di riferimento.

Ma quand’é che il braccio di ferro diventa una trappola?

–          È una trappola quando diventa una modalità di funzionamento che tende a ripetersi e ad attivarsi in situazioni specifiche.

–          È una trappola quando si fa fatica ad uscire dal gioco relazionale che si viene a creare.

–          È una trappola quando il genitore e il figlio sembrano stare sullo stesso livello e avere la stessa forza.

–          È una trappola quando il genitore non riesce a trovare un’altra strategia relazionale per interrompere questa dinamica che, come già detto, lascia a terra solo sconfitti.

I genitori che cadono con più facilità in questa trappola sono quelli che hanno idealizzato la propria condizione di genitori e il rapporto col figlio.

Quelli che hanno in mente che le cose devono sempre andare bene, che vedono gli imprevisti come intoppi e che quindi si spaventano o si arrabbiano quando le cose non vanno come previsto.

I limiti riguardano dunque prima di tutto gli adulti che devono elaborare il lutto del genitore perfetto e rinunciare all’illusione di poter accontentare sempre i figli e di evitare loro le frustrazioni, foderando di petali di rosa il loro cammino.

Questo però non significa che si debba essere un genitore severo che dedica la sua vita a preparare il figlio alle difficoltà della vita.

Anche abbandonando la propria onnipotenza si può trovare un equilibrio sempre variabile tra frustrazioni e gratificazioni.

Il braccio di ferro é una modalità che si riattiva periodicamente e che trova terreno fertile nelle ferite non ancora elaborate dei genitori.

Si tratta dei fantasmi familiari che fanno capolino e si sovrappongono a ciò che sta accadendo e aumentano in modo esponenziale l’intensità della sofferenza del genitore e quindi il carico per il bambino che di certe cose non è nemmeno a conoscenza.

“Mi chiedo se le opposizioni di mio figlio mi danno così fastidio perché mi ricordano quelle con mio padre”.

 “Non sopporto che mia figlia mi risponda così perché io ho sempre cercato di essere buona con lei, non ho fatto come mia madre ha fatto con me”.

 “Quando fa così mi fa stare davvero male, mi risveglia una rabbia che mi riporta indietro nel tempo a quelle eterne discussioni sempre identiche a se stesse con i miei genitori che stavano sul piedistallo e io mi sentivo piccola e sbagliata”.

Il segreto sta dunque nel riuscire a trovare delle alternative possibili al braccio di ferro.

Il primo passo consiste nel provare a capire cosa é proprio e cosa dell’altro, nell’interrogarsi  su cosa di ciò che sta accadendo è parte della relazione con il proprio figlio e cosa della relazione con uno o entrambi i propri genitori. 

A volte per evitare il braccio di ferro può anche essere utile prendere le decisioni importanti per i propri figli, da adulti che si prendono la responsabilità di scegliere per loro, anche facendo delle scelte che i figli non amano.

Per  analizzare le situazione e capire come muoversi può essere molto utile anche avere chiari in mente quali sono i bisogni irrinunciabili dei bambini [1]

Perché un bambino possa crescere e imparare deve essere posto nelle condizioni di soddisfare sei bisogni:

1. Il bisogno di sviluppare costanti relazioni di accudimento
2. Il bisogno di protezione fisica e sicurezza, e relativa normativa
3. Il bisogno di esperienze modellate sulle differenze individuali
4. Il bisogno di esperienze appropriate al grado di sviluppo
5. Il bisogno di definire dei limiti, di fornire una struttura e delle aspettative
6. Il bisogno di comunità stabili e di supporto e di continuità culturale.

 Cosa ne pensate?

Maria Grazia Rubanu

[1] Brazelton T.B., Greenspan S.J.,( 2001), I bisogni irrinunciabili dei bambini. Ciò che un bambino deve avere per crescere e imparare, Raffaello Cortina, Milano.