di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Educazione o umiliazione?

 

Oggi abbiamo il piacere di ospitare nel nostro blog il contributo di un collega che stimiamo molto: Fabrizio Boninu, psicologo/psicoterapeuta e autore del blog “Lo psicologo virtuale”.

Il post è molto interessante perché riguarda un tema estremamente attuale: cosa deve fare un genitore di fronte al comportamento di cyberbullismo messo in atto da un figlio? Fino a che punto la punizione scelta è educativa? Qual è il rischio che si scivoli in un processo di etichettamento mediatico e quindi che il bullo diventi vittima?

Il contributo del collega fa riferimento ad un caso specifico verificatosi circa un anno fa negli Stati Uniti e che forse molti di voi conoscono già perché la foto di cui si parla ha avuto una diffusione virale nel web.

L’intento, come sempre, non è quello di condividere una verità assoluta ma di far riflettere su una situazione complessa in cui rischi e risorse sembrano sovrapporsi e confondersi.

Buona lettura!

Qualche tempo fa è assurta ad una certa notorietà la notizia che una madre, Cara Schneider, statunitense, ha pubblicato la foto di sua figlia su Facebook per punirla per un episodio di bullismo. Nella foto pubblicata la figlia regge un cartello con su scritto: il mio nome è Hailey, sono una ragazza intelligente, ma ho preso decisioni sbagliate nei social network. Per punizione, sto vendendo il mio iPod e donerò i soldi all’associazione Beat Bullying nella speranza di cambiare il mio comportamento, oltre a sensibilizzare sul bullismo. Perché il bullismo è sbagliato.

Questa punizione è diventata abbastanza conosciuta in rete, provocando uno schieramento contrapposto di esaltatori e di detrattori di questo gesto . Alcuni lo ritengono un modo utile di punire la figlia per gli atti di bullismo in rete verso i coetanei altri la considerano una vera e propria umiliazione che, secondo questa tesi, non farà che aumentare il comportamento oppositivo della figlia e quindi altri episodi di questo tipo.

Il clamore è stato così forte, che la mamma di Hailey ha pensato bene di rispondere alle critiche mosse per la sua punizione: mia figlia aveva già avuto in passato altre punizioni per il suo comportamento, come svolgere lavori manuali, da giardiniera, ma non è servito a niente. Mi rifiuto di crescere figli che diventino inutili per la società. So che ognuno ha la propria opinione e la rispetto, spero anche che rispettiate la mia scelta di disciplinare i miei figli come credo sia corretto. Io sono sua madre. Ho tenuto la foto su FB a lungo per vendere il suo iPod, non volevo che diventasse così diffusa. Non mi pento di nulla. Essere un genitore è difficile, ed è sempre facile giudicare, ma ricordate: voi guardate solo una foto, non conoscete la nostra storia.

Come comprendere quello che è successo? Insisto molto sul termine comprendere e non giudicare perché è vero che entrare in vicende di questo tipo con un atteggiamento giudicante sicuramente non aiuta alla comprensione di quale possa essere il comportamento più utile coi propri figli. Se Cara non avesse punito la figlia, lei non avrebbe probabilmente compreso la portata del suo gesto. D’altro canto, fare di Haley un’ulteriore vittima di cyberbullismo può insegnarle il valore di ciò che è successo? Non credo. Tutti noi infatti siamo in grado di comprendere ed empatizzare con altri senza fare esperienza diretta delle loro vicende.

Che fare allora? Le notizie di questa vicenda sono molto scarne e non permettono di avere molte altre risposte. Ma leggendo questa notizia tante sono le domande che mi si sono affollate in mente. Per esempio: c’è un padre di Hailey? Che ne pensa? Era d’accordo o no alla punizione inflitta? Che tipo di famiglia sono? Che tipo di rapporto sono riusciti a costruire con la figlia? Hailey ha fratelli o sorelle? Insomma che famiglia ha intorno la ragazza?

Se è comprensibile lo scopo della mamma di non voler crescere figli inutili per la società (anche se vorrei sapere però come si crescono figli utili e soprattutto utili per cosa), è anche vero che il contenimento dei comportamenti della figlia, così come appare in queste notizie frammentarie, sembra essere passato solo dalle ‘punizioni pratiche’ (lavori manuali e da giardiniera).

Qualcuno ha provato a parlare con Hailey? Qualcuno ha provato a cercare di capire quale fosse il motivo che muoveva la ragazza a colpire suoi coetanei sui social network? Si può far comprendere quanto può essere umiliante essere ridicolizzati su Facebook senza necessariamente passare per lo stesso tipo di esperienza? Non ho ricette, perché, ripeto, so troppo poco per poter parlare di queste persone, della loro storia e della loro vita. E sicuramente non lo voglio fare dall’alto di un ideale cattedra per cui so cosa sia giusto fare nell’educazione di un ragazzo.

Su una cosa sono però d’accordo con Cara: essere un genitore è difficile. Spesso è un compito ingrato perché non esiste UN MODO col quale approcciare i propri figli e le tematiche che portano come confronto ai genitori. Non esiste un modo giusto e lo ribadisco ma agire delle continue punizioni può fare allontanare dall’obiettivo di crescere figli ‘utili’ per la società. Se poi questi figli, oltreché utili fossero anche responsabili delle loro azioni, sarebbe un enorme passo avanti per tutta la società.

 

Che ne pensate?

A presto…

Fabrizio Boninu