di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

25 novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Nessuno è di fronte alle donne più arrogante,

aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.

Simone de Beauvoir – Il secondo sesso

 

Secondo l’ultimo rapporto dell’Eures (l’istituto di statistica europeo) nel 2013 ogni due giorni una donna è stata uccisa da un uomo: le vittime della violenza di genere sono state 179, un numero ancora maggiore rispetto all’anno precedente.

I dati, già di per sé agghiaccianti, ci rendono ancora più increduli se pensiamo che il 51,9% di queste donne avevano chiesto aiuto alle istituzioni, denunciando le violenze e le minacce subite. Le istituzioni non sono dunque state in grado di proteggerle.

Nel 2013 la percentuale di donne uccise è stata del 14% maggiore rispetto all’anno precedente e in 7 casi su 10 gli omicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare o affettivo.

In un caso su tre si tratta di morte a “mani nude” per percosse, strangolamento o soffocamento, una modalità che fa pensare alla presenza una condizione di “rancore” che porta ad una violenza inaudita e senza controllo.

A differenza di quanto spesso le notizie che provengono dai mezzi di informazione vogliono farci credere, gli assassini non sono quasi mai sconosciuti da cui tenersi alla larga, ma mariti, fidanzati, compagni o ex partner che, spesso a causa della gelosia e per un distorto senso del possesso decidono di limitare la libertà e arrivano addirittura a togliere la vita alla persona che sostengono di amare.

Il cosiddetto omicidio passionale è il più frequente, la violenza sembra essere la reazione dell’uomo alla decisione della donna di interrompere un legame, seguono poi le violenze scaturite da conflitti quotidiani, per motivi spesso banali e infine gli omicidi scaturiti  da questioni di interesse o motivazioni economiche.

La colpa delle donne sembra dunque essere quella di scegliere di uscire da una relazione di coppia insoddisfacente o considerata minacciosa: dal 2000 al 2013 sono 213 gli omicidi fra le coppie separate e 121 quelli in cui le donne avevano manifestato l’intenzione di separarsi.

Se è vero che alcune donne trascurano i segnali  di pericolo, purtroppo accade anche che chi chiede aiuto non venga ascoltata. Come già accennato sopra, lo scorso anno infatti quasi il 60% delle future vittime di omicidio aveva fatto una segnalazione o una denuncia alle istituzioni.

Sembra quindi fondamentale garantire una maggiore assistenza alle vittime di violenza di genere attraverso il potenziamento dei centri antiviolenza e attuando una prevenzione capillare del fenomeno.

L’Italia è stato uno dei primi paesi a ratificare la Convenzione di Istanbul, sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica, basata sulle tre P: Prevenzione, Protezione e Punizione dei colpevoli, una intenzione sancita con una firma nel 2011 ma che per ora resta solo un’intenzione sulla carta.

A mio avviso la Prevenzione deve partire in età molto precoce, affrontando il tema delle differenze di genere già nelle scuole, a partire dalla scuola dell’infanzia, in modo da formare all’educazione e al rispetto e all’uguaglianza nella differenza.

Una forma di educazione che possa portare ad un’apertura alle emozioni che permetta ai bambini di imparare il rispetto per sé e quello per l’altro. Perché è solo attraverso il rispetto di sé e dell’altro da sé che non ci saranno più vittime né carnefici.

 

Maria Grazia Rubanu