di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

I miti delle famiglie

albero.della_.vita_.di_.klimt_In alcuni articoli precedenti abbiamo già detto che “l’immagine condivisa sul piano sociale di che cosa sia la famiglia corrisponde alla struttura della famiglia nucleare tradizionale, caratterizzata però da relazioni definite dallo scambio affettivo e dalla parità fra i partner della coppia” (Fruggeri, 1997, p.95).

Questa immagine influenza sicuramente i miti familiari, soprattutto il mito dell’armonia e quello dell’unità, che si configurano come elaborazioni idiosincrasiche della rappresentazione sociale della famiglia come nucleare ed intima.

Ferreira (1966) ha il merito di aver sottolineato l’importanza della condivisione di questi sistemi di credenze da parte dei componenti della famiglia.

Il mito è definito da Ferreira come “un certo numero di opinioni ben sistematizzate, condivise da tutti i componenti della famiglia, concernenti i reciproci ruoli familiari e la natura della loro relazione” (Ferreira, 1966, p.49).

Il mito è dato dalle credenze condivise da tutti i membri riguardo cosa sia e cosa dovrebbe essere la propria famiglia, così le azioni dei componenti sono finalizzate a mantenere questa immagine (Onnis, 1995).

Il mito è un insieme di rappresentazioni e valori condivisi, che organizza i ruoli sessuali dei membri della famiglia nel corso della loro vita e li collega tra loro, definisce i ruoli sessuali, le posizioni generazionali, le funzioni affettive, sessuali e biologiche.

La struttura del mito dà alle rappresentazioni una coerenza che le legittima, collegandole ad un’etica che le iscrive nella storia particolare delle famiglie, che rimanda sempre indietro ad un passato che attraversa le generazioni.

Dentro il mito la famiglia trova la propria unicità e specificità, e la ragione del suo esistere.

Il mito diventa “fondatore” (Onnis, 1995, p.205) dell’esistenza della famiglia, e su di esso la famiglia si organizza.

Ferreira (1966) riconosce la funzione normativa del mito familiare, e suggerisce la natura di ordine mitico della famiglia.

Il mito costitutivo della famiglia trova le sue radici nel mito sociale, che definisce le regole principali della struttura della famiglia come cellula della società.

Ogni famiglia poi aggiunge gli aspetti legati alla sua storia, creando un mito originale.

I miti familiari si trasmettono per generazioni (Onnis, 1995).

Il mito ha soprattutto una funzione omeostatica, tende a ridurre al minimo i cambiamenti e le tensioni che le famiglie affrontano nel corso della loro storia, per questo è spesso disfunzionale: impedisce l’evoluzione del gruppo.

Per Ferreira il mito ha carattere statico e non evolutivo, altri autori (Bagarozzi, Anderson, 1989) affermano che il mito familiare guida l’azione in momenti critici e ne sottolineano il carattere dinamico ( Fruggeri, 1997).

Riferimenti bibliografici

Bagarozzi, D.A., Anderson, S.A., Personal, Marital and Family Miths, Norton, New York, 1989.
Ferreira, A., “Miti familiari”, in Watzlawick P., Weakland J., (a cura di), La prospettiva relazionale, Astrolabio, Roma, 1978, pp.47-54.
Fruggeri, L., Famiglie, Carocci, Roma, 1997.
Onnis, L., “Il ritorno dei miti. Il difficile percorso tra identità individuale e appartenenza sistemica”, in Loriedo C., Malagoli Togliatti M., Micheli M., (a cura di), Famiglia: continuità , affetti, trasformazioni, Franco Angeli, Milano, 1995