di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Restiamo umani!

 

“E se credete ora 
che tutto sia come prima 
perché avete votato ancora 
la sicurezza, la disciplina, 
convinti di allontanare 
la paura di cambiare 
verremo ancora alle vostre porte 
e grideremo ancora più forte 
per quanto voi vi crediate assolti 
siete per sempre coinvolti, 
per quanto voi vi crediate assolti 
siete per sempre coinvolti.”

 Canzone del maggio- Fabrizio De Andrè

 

Ho appena sentito al telegiornale una notizia che mi ha lasciato senza fiato:

“Torpignattara, periferia di Roma. Un ragazzo di 17 anni tornava a casa con gli amici, un giovane uomo di origini pakistane si è avvicinato loro e ha iniziato ad importunarli, era ubriaco e ha sputato in faccia al ragazzo. Lui sostiene di avergli dato un pugno per difendersi, l’uomo è morto”.

Solo l’autopsia potrà dirci come realmente sono andate le cose ma ciò che mi rende incredula è il vedere ciò che è accaduto subito dopo in un quartiere che ha una presenza molto elevata di extracomunitari ma che si è contraddistinto qualche anno fa per aver mostrato accoglienza e apertura culturale impedendo, nel proprio territorio, un comizio del leghista Borghezio.

Gente che scende in piazza per giustificare una persona che ne ha ucciso un’altra: un assassino, seppur 17enne.

Tante persone!

Nessun dolore, nessuna forma di empatia per il ragazzo ucciso, solo tanti “io non sono razzista ma …” perché non era altro che un pakistano, povero figlio di un dio minore, come aggravante era  “ubriaco e molesto, quindi se lo è meritato!”.

Questo è il mondo in cui cresciamo i nostri figli e siamo noi adulti i responsabili di queste due vittime: un uomo è morto e un ragazzo si è macchiato di un delitto terribile per colpa nostra.

Perché se non fosse stato educato in modo così barbaro, il 17 enne forse avrebbe capito che un ubriaco può essere fastidioso ma basta lasciarlo dire, magari avrebbe potuto aiutarlo, accompagnarlo da qualche parte a smaltire la sbornia, oppure scocciarsi per il fastidio di un rompiscatole che ti importuna, ma tirare dritto per la sua strada e invece lo ha colpito e ucciso.

Ha tolto la vita ad una persona, ad un altro essere umano perché ha “osato” importunarlo.

E la gente lo difende continuando a distruggere il futuro di tanti ragazzi che potrebbero avere un’alternativa possibile se solo avessero il buon esempio dei loro genitori, dei loro vicini di casa, dei loro insegnanti, dei loro concittadini e dei loro rappresentanti politici.

Invece l’esempio che ricevono è la violenza, la violenza di chi anziché pensare a rieducare pensa a giustificare, di chi non ama gli altri se non sono i propri parenti e vicini di casa, possibilmente con lo stesso colore di pelle.

La violenza di chi si nasconde dietro la paura del diverso per compiere azioni abiette e di chi scrive sui social network cose terribili e non è pertanto meno colpevole.

Ho sentito una donna giustificare l’omicidio perché gli stranieri fanno la pipì nei  portoni della loro città…mi viene la nausea a vedere che si possa considerare un atto, seppur fastidioso come il proprio portone che puzza di urina, paragonato alla vita di una persona. Mi viene la nausea e poi provo a pensare a che tipo di educazione emotiva e morale possa avuto una donna che arriva a dire questo.

Stiamo perdendo l’umanità.

“Restiamo umani” direbbe Vittorio Arrigoni.

Lui non c’è più ma il suo motto è immortale per chi ancora ha un angolo di cuore dove farlo decantare.

Per tutti gli altri c’è il declino morale, la morte emotiva, e purtroppo a catena, la morte fisica di coloro che si troveranno sul loro cammino di zombies senza più empatia, guidati dalla paura che diventa furia cieca, inesorabilmente incapaci di comprendere le conseguenze delle proprie azioni.

Maria Grazia Rubanu