di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Urge manuale per adolescenti! Conversazione su WhatsApp con un’amica

 

Qualche giorno fa una mia amica mi scrive su WhatsApp: è preoccupata per la figlia adolescente e per se stessa alle prese con l’adolescenza dal punto di vista di madre…

 

Paola: urge manuale per adolescenti … sono disperata! Non so qual è il confine tra lasciarla dire perché è normale che mi contesti…e la mia tolleranza.
Oggi dopo mille polemiche ad esempio l’ho sgridata perché eravamo a cena da amici e lei si stava lamentando che nel tavolo non c’era posto e lei non voleva sedersi vicino a me …
Ammetto che mi son sentita offesa … ma appunto qual è limite? Quando capire e lasciare perdere e quando mettere uno stop alle sue continue lamentele e polemiche???
Voglio un articolo sul blog e anche qualche titolo di libri!

Maria Grazia:  per cominciare eccoti soddisfatta con un articolo scritto qualche mese fa: Un’adolescente come tante

Ma non pensare di cavartela così facilmente, un articolo in un blog o un libro da leggere sono certamente utili come spunto di riflessione e possibilità di confronto, ma non bastano. Il resto è “sangue e sudore” 

Se vuoi una ricetta posso accontentarti solo in parte: la ricetta é che non c’é un cosa giusta o sbagliata, ma che si può solo sperimentare giorno per giorno la costruzione  di una relazione infinita.

Lei ti contesta ed é giusto che lo faccia e tu devi sgridarla quando lo ritieni opportuno: quando viola una regola o quando ti sembra che esageri. Lei si arrabbierà e tu ci starai male, ma é il gioco delle parti.

Un piccolo balsamo al tuo rimanerci male però c’é ed é lo sforzo di pensare che lei farebbe così qualsiasi cosa tu faccia: deve buttarti giù dal piedistallo per poter costruire se stessa.

Paola:Lo so che è così ma viverlo è diverso…più difficile … speriamo nel mentre di non farmi odiare o di non essere talmente permissiva da “rovinarla”.

Maria Grazia:Può esserti utile pensare che,  in qualche modo non ce l’ha con te, ma sta faticando per costruire la sua identità, per capire chi é e cosa ci fa nel mondo. E per costruire bisogna prima distruggere, a livello simbolico, ciò che c’è già, per trovare nuove vie, partendo dalla critica di quelle conosciute. 

Ma la cosa più importante che tu puoi fare è metterti in contatto con la tua adolescenza. Ti ricordi come eravamo noi alla sua età?

Paola: Brava è quello il punto!

Sto lavorando su quello!!!!

E non pensavo … io che tanto ho criticato mia madre anche in età adulta!

Non pensavo davvero di non riuscire a capire questo …

Ma magari è perché con Francesca avevo questo rapporto tenerissimo, sempre tante coccole, una dolcezza infinita e ora a volte mi vede come un mostro!

Vedo il disprezzo nei suoi occhi!!! E mi fa stare male …

E poi penso che anche lei sta male, e infatti a volte si analizza, da brava figlia mia, e magari mi dice “mamma oggi ho avuto degli sbalzi d’umore allucinanti, tipo che un minuto prima ero tranquillissima e poi non sopportavo niente, ero isterica … poi mi son calmata e ascoltavo musica e dopo … Boh ho iniziato a piangere!!!!”

Povera figlia mia!

E allora rivedo quanto è dolce e piccola e sento tutto l’amore del mondo, fino alla nuova crisi …

Maria Grazia:  è una “malattia” per la quale non esiste vaccino: si chiama adolescenza. Chi non ha avuto sbalzi d’umore e pianti improvvisi e poi risate? Alzi la mano a chi non è successo, forse qualcuno lo ha dimenticato ma tu hai la fortuna di ricordarlo e questo è il tuo strumento più potente per entrare in contatto con tua figlia.

 

Paola è una mia amica, ci conosciamo da quando eravamo piccole perché nostre sorelle erano amiche e abbiamo trascorso insieme l’adolescenza, nello stesso gruppo di amici. Ricordo bene la condivisione del dolore che provavamo nel non sentirci capite dai nostri genitori, visti sempre come troppo vecchi e lontani emotivamente.

Ricordo le lotte per differenziarsi da una famiglia in cui, quando noi abbiamo vissuto l’adolescenza, quella dei nostri fratelli era già lontana e dimenticata. Le battaglie di Paola sono iniziate un po’ più tardi delle mie ma sono state più cruente perché i suoi genitori erano ancora più severi dei miei. Quante lotte per uscire il sabato, per un’ora di libertà in più e poi forse, semplicemente, per sentirsi riconosciuta per ciò che era.

E poi quante lacrime nelle nostre camere, ascoltando i nostri cantanti preferiti: gli unici in grado di capirci senza nemmeno conoscerci.

E quante pagine  di rabbia e dolore nei diari maldestramente nascosti sotto il materasso. Quante bugie raccontate per avere un po’ di spazio in un mondo che sentivamo soffocante.

E ancora quante risate con gli amici, quelli che capivano e che non giudicavano, quelli che sapevano ciò che provavi perché anche loro avevano dei genitori rompipalle!

Parlo di lei e parlo di me e parlo di tutti gli adolescenti che, ieri, oggi e domani fanno sempre lo stesso percorso, la stessa faticosa salita, per vedere dall’alto cosa si può diventare e ciò che si è.

Ci sono cose che non cambiano mai e l’adolescenza, a mio avviso, è una di queste, come ho scritto a Paola: una “malattia” per cui non c’è vaccino, attraverso la quale prima o poi tutti passiamo e che permette di sviluppare degli anticorpi, di rafforzare il sistema immunitario per l’età adulta.

Sorrido quando mi dicono che gli adolescenti di oggi sono cambiati, che “noi eravamo diversi”. È una frase che ogni generazione ripete, riferita a quella precedente. Una frase vera e falsa insieme. Ciò che è vero è che cambiano le strategie e le modalità per ribellarsi, per fuggire a una realtà che non piace e costruirsene una propria. Le strategie cambiano perché cambiano i tempi e gli strumenti, ma non cambia la lotta interiore, il conflitto più o meno aperto con i propri genitori, che a loro volta devono fare i conti con quella che Carmine Saccu chiama “la caduta degli dei”. Quella è sempre la stessa: bisogna distruggere simbolicamente per poter costruire qualcosa di unico, che avrà magari una parte delle fondamenta in comune con la vecchia struttura, ma che ha bisogno di una sua anima per ancorarsi e mettere radici e di ali proprie per poter volare.

E così alla mia amica e a tutti i genitori che sentono che qualcosa sta cambiando, che si sentono in difficoltà con i loro cuccioli che sembrano diventare a tratti delle belve,  posso solo dire di tenere duro, perché questa fase della vita è così ed è così proprio perché non coinvolge solo l’individuo che la vive in prima persona, ma tutta la famiglia.

Il consiglio per andare avanti è solo uno: ricordarsi come si era a quell’età, liberando il ricordo dalle idealizzazioni che spesso accompagnano la costruzione della nostra memoria e trovare, permettendosi ogni tanto di sbagliare, quell’equilibrio da funamboli che sta in un punto sempre variabile tra permissivismo e autoritarismo. Quella sana empatia che consente di capire cosa un figlio sta vivendo senza giustificare tutte le sue azioni, quell’autorevolezza che permette di fare rispettare delle regole anche quando come dice Paola “ci si sente guardati come mostri”.

L’essere genitori di figli adolescenti richiede addominali allenati, capaci di reggere i pugni emotivi che qualche volta arrivano e braccia forti  per contenere e tenere per abbracciare, nel rispetto dei tempi dei cuccioli che diventano uomini.


Maria Grazia Rubanu

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