di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

UNO ZAINETTO ARCOBALENO. LA STORIA DI SARA E DELLE SUE DUE MAMME

Il post di oggi è un’intervista a Silvia, mamma lesbica e referente per la Sardegna dell’Associazione Famiglie Arcobaleno (FA): l’associazione di genitori omosessuali nata nel 2005 e che conta ormai circa 800 iscritti.

Conosco Silvia da 12 anni circa, siamo colleghe ed è stata per me un importante punto di riferimento negli anni della mia formazione post lauream.

Lei e Fabiana (la sua compagna e componente del direttivo nazionale di Famiglie Arcobaleno) stanno insieme da dieci anni e sono due brave mamme, non per quello che dicono, ma perché basta guardare Sara, la loro bimba, per rendersene conto.

E così mi è venuta voglia di ospitare la loro storia nel nostro blog, perché è davvero una storia di “sostenibile leggerezza dell’essere”. Un esempio di come le cose apparentemente più complicate possono diventare più semplici con il giusto bagaglio…uno zainetto arcobaleno!

La loro storia di genitorialità si intreccia a quella di tante altre persone che fanno parte dell’associazione  Famiglie Arcobaleno che rappresenta un punto di riferimento fondamentale per far si che lo zainetto di Sara sia pieno di tutti gli strumenti che nella vita potranno esserle utili e che potrà prestare anche agli altri perché possano comprendere e accettare ciò che ancora non conoscono e che a volte, solo per questo, un po’ spaventa.

–          INIZIAMO DALLA VOSTRA STORIA: COME AVETE PRESO LA DECISIONE DI AVERE UN FIGLIO?

Nella mia vita ho sempre pensato che avrei voluto avere un bambino o una bambina, Quando ho incontrato Fabiana ho capito che con lei avrei potuto realizzare questo desiderio e così abbiamo deciso di partire in Spagna perché è un paese molto aperto che ci piace dal punto di vista della legislazione. In Spagna abbiamo potuto fare un percorso medicalizzato, che consente una maggiore probabilità di riuscita e poi volevamo un donatore anonimo.

E così è cominciata l’avventura in Spagna: a Madrid c’è stata la  prima visita, ci hanno spiegato il protocollo, abbiamo fatto le analisi e il colloquio con la psicologa che ha valutato la scelta di coppia e la nostra motivazione. Poi in Italia  abbiamo dovuto trovare un ginecologo di fiducia e così è iniziato il percorso. Non è semplice, non va sempre tutto liscio. A noi è andata bene al secondo tentativo ma qualcuna deve provarci anche dieci volte. Noi siamo state fortunate a poter usare la tecnica più semplice e meno costosa: l’inseminazione intrauterina da donatore anonimo. Quando questa non riesce devi passare a quelle più complesse come la FIVET, etc…  e inizia il calvario: dolore, soldi, attese, viaggi e soprattutto la non sicurezza di riuscire, esattamente come per le coppie etero.

Per noi è andato tutto bene, Sara è nata dopo 8 mesi, nel mio primo giorno di maternità dopo il lavoro, è nata con gli occhi aperti, era molto felice di vivere. Da quel momento è  iniziato il nostro percorso nel mondo da mamme lesbiche.

Anche se in realtà il cammino è iniziato prima perché, fino a che non hai figli puoi decidere di vivere la tua omosessualità in privato, scegliendo di gestirti i costi ma, se prendi la decisione di mettere al mondo un figlio, questo non puoi farlo, soprattutto per il bene dei bambini e delle bambine. Quindi per prima cosa noi abbiamo fatto coming out con tutti, a cominciare dale famiglie d’origine.  Quando sono rimasta incinta ho chiamato tutti per dire che aspettavo una bimba, qualcuno si aspettava un padre, magari un matrimonio … ma subito dopo ho detto che sono lesbica e che Sara a avrebbe avuto due mamme e Fabiana ha fatto la stessa cosa.

–          QUALI SONO STATE LE REAZIONI DELLE PERSONE A VOI VICINE E DEL SOCIALE IN GENERALE?

Le reazioni sono state molto diverse tra loro, tra i familiari ci sono state persone dichiaratamente aperte che  hanno mostrato più resistenze di persone apparentemente chiuse, e anche le esperienze successive sono andate in questa direzione.

–          COME VI SPIEGATE QUESTO FENOMENO?

 Ci sembra che parlare di omosessualità e omogenitorialità sia diverso dal viverla: persone vicine e apparentemente molto aperte quando hanno saputo che stavamo per diventare madri ci hanno dato delle egoiste, ci hanno detto che avremmo messo al mondo una bambina infelice, utilizzando tutti gli stereotipi e i pregiudizi che circolano e che tu ti aspetti da persone che non dichiarano apertura mentale. E invece persone da cui non te lo aspetti, persone che fanno discorsi omofobi, persone a noi care, anche molto cattoliche, hanno accolto noi e Sara a braccia aperte.

Poi tutte le resistenze sono cadute quando è nata Sara, tutti hanno visto che siamo una famiglia normale, che non abbiamo nulla di strano e soprattutto hanno visto Sara che ci fa sempre una gran pubblicità!

Stiamo facendo un buon lavoro con lei, non perché siamo particolarmente dotate, ma perché quando metti al mondo un figlio da genitore omosessuale ti informi e ti confronti di più. In Famiglie Arcobaleno prima di arrivare alla scelta ci pensiamo molto, ci poniamo molti interrogativi, studiamo, e mettiamo in atto tutta una serie di strategie e strumenti per creare un contesto accogliente, per attrezzare i nostri figli perché sappiamo che troveranno delle difficoltà nel mondo.

–          COSA FATE PER ATTREZZARE I VOSTRI FIGLI?

La prima cosa importante è l’amore, come in tutte le famiglie, il nostro slogan è “è l’amore che crea una famiglia” noi lo diciamo, lo indossiamo nelle magliette, ma non basta solo quello. I nostri bambini sono stravoluti, non capitano per caso, non ci ripensi, sono attesi e accolti nell’amore, e poi c’è lo ZAINETTO dove mettiamo un sacco di cose …

–  COSA C’È DENTRO LO ZAINETTO DI SARA E DI TUTTI I BAMBINI ARCOBALENO?

La prima cosa importante da mettere nello zainetto è proprio l’ASSOCIAZIONE Famiglie Arcobaleno, che permette lo scambio di informazioni e la costruzione di una rete di relazioni e di sostegno. Consente a noi di confrontarci con altre storie e ai bambini di conoscere altri bambini che vivono in famiglie simili o anche diverse, in sintesi permette di entrare in un mondo in cui la diversità è normale.

Fondamentale è la VERITÀ SULLE ORIGINI da subito e il DIALOGO e l’ASCOLTO aperto su tutto, in modo che i nostri figli abbiano sempre la possibilità di tirar fuori le loro paure: Sara sa che le sue mamme la volevano così tanto che sono andate in Spagna per averla, ma siccome le mamme hanno solo gli ovini e non i semini serviva un semino e in Italia i semini non li danno. Sara racconta così la sua storia: “sono andate in Spagna e mamma Fabi ha visto un semino e ha detto questa sarà mia e sarà Sara, lo ha messo nella pancia di mamma Silvia e dopo 8 mesi è nata Sara”. Questo è  uno strumento preziosissimo: raccontare le origini da subito dà la possibilità di dire tutto, Sara sa che c’è il semino, con lei si scherza sul fatto che i suoi occhi belli siano del semino, ci chiediamo come faccia a essere così socievole vivendo con due persone chiuse come noi, forse anche questo è merito del semino … insomma è nei nostri discorsi, ma non è un’idea di padre. Nella nostra famiglia si parla tranquillamente dei papà. Sara sa che ci sono tante famiglie diverse: con due mamme, con due papà, con una mamma e un papà, e tante altre

Un giorno in macchina, mentre ascoltavamo la canzone Mi scappa la pipì papà ridendo e scherzando mi dice: “sai che forse anche io lo vorrei un papà?” e  io risposto “ma tu hai Fabi cosa te ne fai di un papà?” e lei subito “Ah si è vero!” e tutto è finito lì.

ALLORA MAMMA FABIANA FA LE FUNZIONI DEL PAPÀ?

Direi di no. Tra noi non c’è una suddivisione rigida dei ruoli materno e paterno, ma le funzioni genitoriali sono interscambiabili, così come ormai avviene sempre più spesso anche nelle famiglie moderne composte da un uomo e una donna. Ci occupiamo a turno di svegliarla, lavarla e cambiarle il pannolino quando era piccola, perché così ci viene naturale.

Questo non vuol dire che siamo uguali: le nostre caratteristiche di personalità, le nostre storie le nostre passioni influenzano la relazione con i figli, così come avviene per tutti i genitori indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Facciamo anche cose diverse: io sono la mamma con cui legge e cucina, Fabi è quella con cui gioca col cane e fa giardinaggio, io sono la mamma normativa e Fabi quella trasgressiva, io la mamma debole, lei quella forte, io la mamma lenta e Fabi la mamma veloce.

Questa modalità trova una conferma anche in tante ricerche nazionali e internazionali che dimostrano che un bambino non ha bisogno di un padre e una madre, ma di qualcuno che si prenda cura di lui, che costruisca con lui relazioni sane e significative in un clima d’amore e con delle regole.

Un altro strumento importante è IL NOSTRO ALTERNARCI PER ANDARE AD ACCOMPAGNARLA E RIPRENDERLA A SCUOLA, perché insegnanti e genitori devono vedere che ha due mamme, devono vederci, accorgersi che esistiamo e relazionarsi quotidianamente con entrambe.

E poi ci sono i LIBRI DELLA CASA EDITRICE LO STAMPATELLO, ideata e realizzata da alcune socie di FA che non trovavano storie adeguate per i loro figli. Sono storie che raccontano non solo le famiglie omogenitoriali, ma tutte le diverse tipologie di famiglie. Sara cresce con questi libri che le consentono di avere le risposte pronte per le domande che il contesto le pone. I libri sono fondamentali non solo per lo zainetto di Sara, ma anche per attrezzare il contesto: li mettiamo nello zainetto dei nonni, dei bambini che frequenta nostra figlia, nello zaino delle insegnanti. Abbiamo regalato libri alle insegnanti del nido e della materna che li hanno sempre letti a tutti i bambini, si tratta di una scuola di grande apertura in cui già non si festeggiava la festa della mamma e del papà da prima del nostro arrivo, perché ci sarà sempre qualche bambino che non ha la mamma o il papà.

I libri sono stati usati dalle maestre anche per gestire un momento di difficoltà: c’era un bambino che arrivava sempre tardi e non conosceva le mamme di Sara e un giorno Sara è tornata da scuola molto arrabbiata perché il bambino insisteva che lei aveva un papà anche se diceva di no. Nel giro di 24 ore le maestre hanno preso il libro Piccolo uovo, lo hanno letto a tutti i bambini  e ne hanno parlato in classe.

–          SERVE UNO ZAINETTO ARCOBALENO ANCHE PER IL CONTESTO ALLORA?

Si, fornire strumenti al contesto è fondamentale. Anche in questo caso uno strumento importante è la VERITÀ: per questo noi facciamo COMING OUT NELLE FAMIGLIE e in alcuni casi al LAVORO.

Ci sono contesti in cui non c’è stato bisogno di farlo, ad esempio con i vicini di casa: siamo due donne, hanno visto la pancia, è nata Sara era ovvio… Poi quando lei ha iniziato a parlare ha fatto coming out per tutti ad esempio chiedendo al vicino quante mamme avesse visto che lei ne ha due, o parlando all’altro vicino quando annaffia e dicendogli cosa fa mamma Fabi e cosa mamma Silvia, alla ragazza delle pulizie ha fatto addirittura leggere i libri.

Poi c’è il COMING OUT QUOTIDIANO, ad esempio in spiaggia le persone sentono che ci chiama entrambe mamma e a volte ci guardano e se gioca con un bambino può capitare di dover rispondere a delle domande. Noi stiamo con le orecchie pronte, osserviamo e interveniamo solo se non ce la fa da sola.

 –          VI È MAI SUCCESSO QUALCOSA DI SPIACEVOLE IN SPIAGGIA O IN ALTRI LUOGHI SOCIALI?

No, mai a noi ma nemmeno agli altri associati, perché appena conoscono Sara lei ci anticipa, vedono che è deliziosa e si fanno l’idea che abbia dei genitori fantastici visto che presta i giocattoli, gioca con tutti, non ha paura dell’acqua, fa il bagno tranquilla … un sacco di cose che colpiscono i genitori. Quindi nell’immaginario si crea l’idea di super genitori e quando vengono a  sapere che siamo due donne al limite si sentono spiazzati, però il pregiudizio cade. Questo non vuol dire che cambieranno idea sull’omogenitorialità, magari continueranno a pensare che è sbagliato, ma almeno non penseranno che stiamo crescendo male la nostra bambina.

– C’È QUALCOS’ALTRO CHE METTERESTI NELLO ZAINETTO DI SARA?

Si, gli strumenti che usano tutti i genitori: le EMOZIONI, la possibilità di poterle esprimere; le REGOLE che devono essere seguite e interiorizzate, le ROUTINES, il fare una VITA A MISURA DI BAMBINO. Insomma  facciamo quello che fanno tutti gli altri con uno sguardo in più verso la diversità: perché nelle nostre famiglie la diversità è un valore e ci giochiamo molto.

Noi giochiamo molto anche sulle differenze di genere: i nostri bambini crescono giocando con tutti i tipi di giocattoli, indipendentemente dal sesso: macchinette, principesse, bambole, possono provare tutto ciò che vogliono e non ci sono giochi da maschi e da femmine ma solo giochi che piacciono e che non piacciono. A volte Sara chiede “ma questo è da maschio o da femmina?” E poi subito “ah si è vero ci sono cose che piacciono e cose che non piacciono, vabbè però è da maschio!” Perché i messaggi che le arrivano dal sociale premono verso questo tipo di omologazione. Però è anche andata a scuola un paio di volte col grembiule blu da maschio, che lei stessa ha voluto. Ha sfidato le regole che “ogni tanto i grandi si inventano ma che non hanno molto senso”. Noi l’abbiamo avvisata che l’avrebbero presa in giro, ma lei lo ha indossato comunque e dopo qualche presa in giro iniziale la cosa è diventata normale perché anche le maestre sostengono che “non ci sono cose da maschio e cose da femmine, ma cose che piacciono e cose che non piacciono”. E così ogni tanto Sara va a scuola con il grembiule blu e per i bambini è normale, adesso sono le maestre che qualche volta si confondono perché non sanno con quale grembiule cercarla!

 –          QUAL È LA COSA PIÙ SEMPLICE E QUALE QUELLA PIÙ DIFFICILE NELLA VOSTRA VITA?

L’aspetto più facile è la quotidianità con tutte le persone che incontriamo anche con le scuole, con le istituzioni; a scuola già dal nido tutto è stato semplice: mamma Fabiana può firmare, andare a prendere la bambina senza nessun problema, sin dal primo giorno, questo mi ha colpito molto!

Un aspetto difficile ma gestibile è il riconoscimento della mamma non biologica, ma mi sembra possa essere accomunato a certe famiglie in cui il padre viene considerato il genitore di serie B. Come se il primo genitore fosse quello biologico, come avviene con i padri quando si chiede dei figli solo alle madri, come se fosse il portare un figlio in pancia a fare la genitorialità. Ora siccome abbiamo capito che i grandi discorsi non servono agiamo e se chiedono qualcosa a me risponde Fabiana, in modo che si capisca che il nostro impegno è lo stesso.

E qui arriviamo alla PAURA più grande: che se muore la madre biologica lei perda entrambi i genitori, e questo è anche quello che ritarda le nostre scelte di fare un figlio, perché non abbiamo paura dell’essere discriminati, del sociale, ma che succeda una tragedia e il bambino si possa trovare orfano.

ANCHE PER QUESTO TI ATTREZZI MA NON BASTA. Abbiamo fatto delle scritture  private dal notaio con il nostro progetto di genitorialità, di famiglia, abbiamo scritto che Sara è stata pensata e voluta da entrambe. Io ho nominato la mia compagna tutrice di Sara se dovesse succedermi qualcosa. Io e lei ci siamo nominate amministratrici di sostegno reciproche … c’è un sacco di cartaccia depositata da un notaio perché se domani succede qualcosa … speriamo di trovare giudice aperto e che non ci siano parenti che facciano problemi.

Ma è una cosa che ci preoccupa perché un qualsiasi parente potrebbe chiedere e avere l’affidamento più di Fabiana: per la legge italiana anche un parente che la bambina non conosce o qualcuno con cui la madre aveva un brutto rapporto in quanto c’è il legame del sangue.

Un aspetto difficile anche se secondario rispetto al precedente  è l’aspetto dell’eredità.

Io ho anche fatto autorizzare Fabiana perche possa svolgere tutte le cose al mio posto, pratiche, referti dell’ospedale … è tutto scritto ma tutto impugnabile. Noi ci stiamo intestando tutto, stiamo comprando casa insieme perché la legge non ti tutela, non tutela i bambini come avviene nelle altre famiglie.

 –          È QUESTO CHE MANCA OGGI NELLO ZAINETTO DELLE FAMIGLIE ARCOBALENO: IL RICONOSCIMENTO LEGALE?

Si, la nostra legislazione è carente: noi vogliamo una condizione di riconoscimento, possiamo chiamarlo matrimonio o con qualsiasi altro nome, l’importante è che ci sia tutto quello che c’è in un matrimonio. Vogliamo poter adottare i nostri bambini e che si possano prendere le decisioni come in un matrimonio.

Vogliamo semplicemente che si riconosca ciò che c’è già, non chiediamo nulla di più dei diritti che tutti hanno in una situazione che esiste già.

 –          E NELLA MODULISTICA SARESTE GENITORE 1 E GENITORE 2?

Questo è un aspetto importante da chiarire perché i termini genitore 1 e genitore 2 sono un’invenzione della stampa, noi proponiamo di scrivere semplicemente genitore e genitore: due spazi con la stessa importanza.

Vogliamo che ci sia lo spazio per entrambi i genitori, indipendentemente dal sesso, perché questa è una modalità inclusiva, che comprende tutte le possibilità per i bambini.

E non si tratta, come alcuni pensano, di privare le mamme e i papà del privilegio di avere scritti i loro ruoli. Se si inserisce il termine genitore  si crea una modalità inclusiva, che comprende tutti e non toglie niente a nessuno perché la parola genitore non diminuisce certo l’importanza del ruolo di padre e di madre.

Dunque all’obiezione “voi volete togliere diritti a chi li ha”, noi rispondiamo che non vogliamo togliere diritti a nessuno, vogliamo semplicemente che si crei un contenitore in cui possiamo essere dentro anche noi!

 –          COME IMMAGINI IL FUTURO DI SARA?

Immagino che adesso crescerà e si formerà, diventerà forte, e poi in adolescenza comincerà ad avere delle difficoltà.

Lo immagino anche grazie all’esperienza delle altre famiglie dell’associazione: alle elementari continuerà a dire che ha due mamme come un vanto poi col passaggio alle medie ci sarà l’inizio dei problemi perché incontrerà dei ragazzini che insulteranno lesbiche e gay e insegnanti non preparati sul tema che potranno non essere d’aiuto.

Penso che avrà degli strumenti per gestire la situazione ma credo anche che soffrirà.

Ma questo non mi preoccupa particolarmente perché a quell’età i ragazzini soffrono perché hanno i capelli strani, gli occhiali, i denti storti, perché non sono belli o alla moda come i coetanei … A quell’età qualsiasi diversità è occasione di presa in giro.

Poi crescendo penso che non avrà problemi, penso che  si innamorerà di un uomo

–          COME MAI PENSI CHE SI INNAMORERÀ DI UN UOMO?

Beh tutte le donne lesbiche dell’associazione sono figlie di etero e tra i nostri 800 soci c’è solo il caso di una donna con una figlia lesbica, quindi la probabilità è questa.

Ora ha un fidanzato, una fidanzata e un altro fidanzato: il fidanzato è Milo il cane, la fidanzata Gelsomina la tartaruga e poi ha il suo principe Paolo che non è proprio il suo fidanzato ma un principe, lui è innamorato di lei e alla festa di compleanno si sono sposati quindi dice che è un po’ principe e un po’ fidanzato.

Per lei è normale che una persona abbia un compagno o una compagna, trai nostri amici ci sono etero e gay e coppie etero e gay.

Sono altre le difficoltà che mi preoccupano: che cresca in un mondo in cui la vita sia meno solida dal punto di vista valoriale, che faccia difficoltà a trovare la sua strada, un lavoro che le piace. Ma queste sono le preoccupazioni di tutti i genitori.

–          CI SONO DIFFICOLTÀ PARTICOLARI CHE HANNO I FIGLI ADOLESCENTI IN FAMIGLIE ARCOBALENO?

Le difficoltà più grandi le vivono i ragazzi che crescono in famiglie omogenitoriali ma sono nati da relazioni eterosessuali precedenti. La difficoltà è data dal fatto che non sono nati in una situazione che li ha preparati a questo, ma in un mondo omofobo e pieno di pregiudizi: da grande scopri che tua mamma è lesbica, perché magari anche lei lo ha scoperto da grande, quindi tu devi digerire questa cosa non proprio facile e poi anche gestirti il fuori.

Mentre per i figli nelle coppie di prima generazione è naturale e inevitabile dichiararsi, loro possono nascondersi e se questo da un lato può essere rassicurante, allo stesso tempo è faticoso perché non ti permette di venire fuori, di mostrarti davvero per quello che sei.

Bisogna tener conto anche del fatto che dall’altra parte c’è l’altro genitore biologico che, nella migliore delle ipotesi, non ostacola ma che comunque non parla in modo approfondito dell’omosessualità dell’ex marito/moglie.

L’argomento rischia di diventare un tabù.

Anche quando si tengono ottimi rapporti con l’ex partner, in una situazione di affido condiviso  nella quale  i figli stanno effettivamente con entrambi, si creano affetti forti e punti di riferimento stabili, comunque non capita che nella famiglia dell’altro genitore si parli esplicitamente come nell’associazione e questa è una modalità che ti attrezza meno verso l’esterno.

LA FORMAZIONE DOVREBBE ESSERE FATTA NELLE SCUOLE.

La scuola è il contesto fondamentale perché è il primo luogo in cui non scegli tu con chi stare: la scuola è pubblica e ci incontri diverse tipologie di persone. L’associazione Famiglie Arcobaleno fa un grande lavoro preparatorio con le scuole, proprio perché è la prima occasione per i nostri figli di sperimentare se stessi in un luogo in cui noi non possiamo proteggerli, o almeno non direttamente.

          E COL TEMPO I FIGLI CRESCONO E AUMENTERANNO SEMPRE DI PIÙ I CONTESTI IN CUI VOI NON SARETE PRESENTI

Si ma loro saranno sempre più attrezzati.

Noi portiamo avanti un discorso sulla diversità e sull’apertura che parte dalla genitorialità ma va ad ampio raggio su temi differenti.

–          MI SEMBRA PROPRIO DI VEDERLO QUESTO ZAINETTO COLORATO PIENO DI TUTTO L’OCCORRENTE PER AFFRONTARE LA VITA

Si! E abbiamo anche delle conferme scientifiche: ci sono moltissime ricerche che da oltre 30 anni dicono che i nostri figli crescono allo stesso modo dei figli di coppie eterosessuali, che hanno le stesse possibilità, perché lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non ha nessun collegamento con l’orientamento sessuale dei genitori, alcune ricerche sostengono addirittura che crescono meglio.

–          QUESTO È UN ARGOMENTO DELICATO: C’È ANCHE QUALCHE RICERCA CHE SOSTIENE CHE I FIGLI DI COPPIE OMOSESSUALI HANNO PIÙ DIFFICOLTÀ

Fai riferimento alla ricerca del sociologo Mark Regnerus, che sostiene che i figli cresciuti in famiglie omogenitoriali avrebbero più difficoltà materiali e psicologiche. È uno studio molto utilizzato da chi usa argomentazioni contro l’omogenitorialità ma che è stato screditato pubblicamente da Social Science Research, dall’American Sociological Association e dalla stessa università di appartenenza di Regnerus (la University of Texas, di Austin). La metodologia utilizzata da questa ricerca è criticabile dal punto di vista della raccolta dei dati perché ha considerato genitori omosessuali tutti coloro che avevano avuto almeno un rapporto omosessuale nel corso della vita: insomma ha definito omogenitoriali  famiglie che non lo erano affatto.

Le ricerche attendibili invece sono tante sia  a livello nazionale che internazionale,  e tutte dicono che i nostri figli hanno le stesse possibilità degli altri: non hanno problemi di sviluppo, né cognitivi, né di socializzazione e alcune, come accennavo prima  dicono che i figli cresciuti in famiglie omogenitoriali crescono meglio perché hanno più apertura mentale.

 

 L’intervista è finita e ringrazio Silvia per la sua generosità, continuo ad apprezzare il suo coraggio e quello di tante persone e coppie che scelgono di non stare più all’ombra, che ogni giorno vanno incontro alla visibilità, per quanto a volte possa essere faticosa.

Che lo fanno con la certezza che sia la cosa migliore per poter essere riconosciuti per ciò che si è: persone e famiglie “normali”, uguali e diverse come tutte le persone e tutte le famiglie, qualunque sia la loro composizione.

 

Come sempre quando si parla di omosessualità e omogenitorialità, qualcuno avrà da obiettare e da fare appello ad una presunta assenza di naturalità, facendo l’errore di considerare biologia e naturalità dei sinonimi. Le Famiglie Arcobaleno hanno fatto pace con la biologia perché sono spesso genitori non biologici, almeno uno nella coppia non lo è, ma hanno lo stesso naturale desiderio di maternità e paternità che hanno le coppie eterosessuali. Non dobbiamo dimenticare che il concetto di naturalità è qualcosa che assume significati differenti a seconda del contesto e non ha una valenza univoca e universale.

 

ALCUNE NOTE AGGIUNTIVE:

L’APA (American Psychological Association) nel 2004 ha dichiarato che «non esiste alcuna prova scientifica che l’essere dei buoni genitori sia connesso all’orientamento sessuale dei genitori medesimi(Armesto, 2002; Patterson, 2000; Tasker & Golombok, 1997). Al contrario, i risultati delle ricerche indicano che genitori lesbiche e gay hanno la stessa probabilità di quelli eterosessuali di fornire ai loro figli un ambiente di crescita sano e favorevole.(…) La ricerca ha dimostrato che la stabilità, lo sviluppo e la salute psicologica dei bambini non ha collegamento con l’orientamento sessuale dei genitori, e che i bambini allevati da coppie gay e lesbiche hanno la stessa probabilità di crescere bene quanto quelli allevati da coppie eterosessuali (Patterson, 2004; Perrin, 2002; Stacey & Biblarz, 2001)»

 

Per approfondire vai al sito di Famiglie Arcobaleno e a quello della casa editrice Lo stampatello

 

Maria Grazia Rubanu

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