di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

La storia di Cenerentola dal punto di vista delle sorellastre

Questo post è frutto di un’esercitazione svolta da un gruppo col quale sto lavorando in un corso di formazione.

Si tratta di un corso per dipendenti di cooperative che si occupano di relazione d’aiuto, nelle sue varie forme.

Il mio modulo si chiama “La comunicazione nelle relazioni d’aiuto”.

Il lavoro è nato da una riflessione sull’importanza del prendere in considerazione diversi punti di vista quando si lavora con le persone, alla luce del fatto che, in uno scambio comunicativo, ci sono tanti punti di vista almeno quanti sono i partecipanti al processo.

E così dopo aver fatto leggere loro la favola di Cappuccetto Rosso nella versione raccontata dal lupo, ho dato il compito di pensare ad un’altra favola conosciuta e ribaltarne il punto di vista, raccontando un’altra versione possibile.

Le partecipanti hanno provato ad immedesimarsi in un altro personaggio e questo è uno dei risultati prodotti…

…ne seguiranno altri…

Ringrazio Maria Laura, Antonella, Elsa e Francesca del corso TC 6 – sede Macomer  che mi hanno concesso di condividere il frutto della loro creatività

 

Tanto tempo fa la nostra povera mamma si sposò con un ricco signorotto che viveva in campagna in compagnia della sua pestifera figlia.

Questa era una ragazzina tanto carina quanto ostile e invidiosa nei nostri confronti: ci prese subito in antipatia.

Con la morte del padre le cose degenerarono. Iniziò a trattare male tutti, compresa la nostra mamma.

Ogni volta che la mamma la chiamava per sbrigare le faccende domestiche lei sbuffava e si lamentava di essere stanca.

Ma come poteva essere stanca, se passava gran parte della giornata seduta davanti al camino a riempirsi le guance e i vestiti di cenere?

Fu per questo che ci venne in mente di chiamarla Cenerentola.

Aveva l’abitudine di rinchiudersi in una soffitta orribile, dove trascorreva il tempo a parlare con uccellini e topini.

Un giorno accadde un fatto straordinario, dal castello arrivò un paggio con un messaggio: il figlio del re aveva organizzato un ballo al quale erano invitate tutte le ragazze in età da marito.

Noi cercammo da subito di convincere quella peste di Cenerentola a partecipare al ballo, ma lei non ne volle sapere.

Per partecipare avrebbe dovuto terminare in tempo le faccende domestiche, per le quali noi l’abbiamo aiutata. Abbiamo cercato di scegliere l’abito più elegante per l’occasione, visto che lei non aveva gusto. Indossava sempre abiti che sembravano stracci e scarpe bucate.

Arrivò così la sera del gran ballo.

La mamma e noi aspettammo un po’, ma poi fummo costrette ad andare senza di lei.

Dopo un’ora dall’inizio del ballo si presentò una splendida fanciulla di cui nessuno conosceva il nome.

Il principe rimase incantato da quella ragazza e la invitò a ballare per tutta la sera.

Ad un tratto l’orologio della torre suonò la mezzanotte e improvvisamente quella strana ragazza scappò via.

Mentre correva giù dalle scale del palazzo, inciampò  e perse una scarpetta.

Dopo qualche giorno bussò alla nostra porta il paggio che portava  sopra un cuscino la scarpetta perduta.

Per ordine del re tutte le fanciulle del regno  dovevano provarla, ma solo chi fosse riuscita ad infilarla avrebbe sposato il principe.

Per primo la provai io, ma il mio delicato piedino non entrava, era lungo e fino, troppo lungo.

La mamma intervenne dicendo: dai figlia mia, ti taglio un pezzetto di piede così la scarpa entra facilmente e potrai sposare il principe. Iniziai ad urlare “sei pazza? Mai!”, ma purtroppo lo tagliò.

Comunque alla fine indovinate chi è stata la fortunata? Si proprio la nostra Cenerentola. Che rabbia! Ed io sono qui senza un pezzo di piede e senza un principe.

Maria Laura

Antonella

Elsa

Francesca

Leggi anche:

La principessa sul pisello e la sua fortuna

I sette nani e quella stronza di Biancaneve

Hansel e Gretel dal punto di vista della strega

Biancaneve dal punto di vista della regina

La favola dei tre porcellini nella versione del lupo

Maria Grazia Rubanu