di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Diamo voce ai figli con i Gruppi di Parola

L’articolo di oggi è un contributo della dott.ssa Giorgia Usai, psicologa e mediatrice familiare in formazione, che abbiamo già avuto modo di ospitare con grande piacere.

gruppi di parola 1Oggi il divorzio può considerarsi una transizione a cui corrisponde un impegno particolare per i membri del corpo familiare chiamati a fronteggiare la riorganizzazione della famiglia (Cigoli1998; Emery 1999).

La separazione è uno degli eventi critici che nella vita di un individuo crea maggiore stress (subito dopo la morte di un coniuge o di un figlio), figuriamoci quanto lo possa essere per un minore, che deve affrontare anche vari cambiamenti derivanti dalla riorganizzazione familiare.

Per tanto tempo si è ritenuto che la separazione e il divorzio fossero la causa di problemi comportamentali ed emotivi nei figli, attualmente gli studi smentiscono questa teoria.
Le ricerche più recenti hanno dimostrato che il divorzio produce dei potenziali effetti negativi, se i figli sono costantemente esposti a situazioni di conflitto tra genitori, gli effetti non sono né inevitabili né irreparabili.

Il divorzio indubbiamente è un banco di prova per genitori e soprattutto per i figli, che comporta difficoltà oltre che mutamenti nelle loro vite, ma non necessariamente rappresenta un danno.

Se però i figli di coppie separate rimangono coinvolti per un lungo periodo di tempo in questa fase di transizione colma di sofferenza, necessitano di un intervento creato ad hoc per i loro bisogni, per non correre il rischio che questa sofferenza si trasformi in problematiche più gravi di natura psicologica.

In un società moderna come la nostra così distratta e frenetica, il rischio è quello di far tacere o di evitare di soffermarsi sulle angosce dei figli del divorzio.

I figli di genitori separati si adattano apparentemente alla situazione, poi però nel tempo “vengono fuori” comportamenti anomali, soprattutto nei momenti critici dello sviluppo. I bisogni di questi figli, sono quello di essere ascoltati e informati sulla separazione e di non sentirsi i soli a vivere questa esperienza.

Spesso però i genitori sono occupati a risolvere le proprie questioni, tanto da non creare uno momento d’ascolto per i bisogni dei propri figli, per questi genitori così preoccupati per il fallimento del loro matrimonio può essere molto angoscioso sentire dalla voce dei figli il loro smarrimento.

Nel periodo della separazione gli adulti sono impegnati a risolvere le loro vicende emotive e organizzative, la comunicazione tra genitori e figli può interrompersi o ridursi improvvisamente.

Se circolano informazioni distorte o manca addirittura l’occasione di comunicare, queste rappresentano un rischio per il bambino se non ha la possibilità di elaborare ciò che gli accade attorno con l’aiuto di una terza persona.

Quando i genitori riescono ad accettare il proprio dolore, allora anche i figli sono autorizzati a fare altrettanto, possono esprimere la loro sofferenza senza creare ulteriore dispiaceri ai genitori.
Solo attraverso la parola possono ricordare, elaborare gli eventi e le perdite, capire e dare un senso alla separazione.

Un intervento mirato e idoneo ai figli di famiglie separate che possono esprimere attraverso le parole il proprio dolore all’interno di uno specifico gruppo è chiamato appunto “Gruppo di Parola”.
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Che cos’è un Gruppo di Parola?

È uno spazio-tempo dedicato appunto ai bambini che vivono la separazione dei genitori e all’interno del quale possono esprimere attraverso la parola principalmente, ma non solo, i propri sentimenti e possono dare un nome alle difficoltà quotidiane.

È un intervento di gruppo attraverso il quale i figli si confrontano e cercano di trovare delle soluzioni e tentano di riattivare la comunicazione con i genitori.

Grazie al sostegno del gruppo il bambino riesce a prendere le distanze dal conflitto genitoriale e ad avere una maggiore consapevolezza dei suoi bisogni e delle sue domande.

Attraverso questo intervento si cerca di prevenire gli effetti negativi che la separazione conflittuale spesso comporta, e di promuovere il benessere dei minori che vivono momenti di disagio e sofferenza.

A quale fascia di età è rivolto il Gruppo di Parola?

E’ rivolto ai bambini tra i 6 e i 12 anni e il gruppo deve essere composto da un minimo di 4 individui ad un massimo di 8/10 partecipanti.

Esistono anche Gruppi di Parola per adolescenti con ragazzi dai 13 ai 16 anni. Anche se quest’ultimi sono meno frequenti. perché più difficile coinvolgere i ragazzi in questa tipologia di intervento.

In cosa consiste l’intervento?

Il gruppo segue un breve e intenso percorso di quattro incontri a cadenza settimanale di due ore ciascuno, guidato da un adulto esperto (solitamente psicologo o mediatore familiare) “neutrale” per favorire il dialogo tra i partecipanti e se stessi.

È prevista la partecipazione dei genitori ad un incontro preliminare per avere delle informazioni sui figli.

Ogni incontro è caratterizzato da un certa ritualità che prevede 3 momenti particolari:

Apertura (è previsto un momento iniziale di accoglienza e conoscenza dei membri del gruppo e dei conduttori, l’esordio, le proposte di attività )
Merenda (dopo un’ora)
Chiusura (seguono altre attività nella seconda parte dell’incontro e infine i saluti).

Durante la seconda ora del quarto incontro i genitori sono invitati a partecipare per condividere alcune attività che i figli hanno intrapreso nel percorso.

Al termine i genitori possono richiedere un colloquio successivo con i conduttori per approfondire alcuni aspetti legati al figlio. La partecipazione al gruppo deve essere autorizzata e firmata da entrambi i genitori.

Oltre alla parola, i bambini hanno a disposizione altri strumenti preparati dal conduttore, come il disegno, il collage, i cartelloni, i libri illustrati, i film, i giochi di ruolo, i burattini, tutte le attività proposto sono adattate all’età dei bambini ai loro bisogni specifici.

Sia i giocattoli che le figure di un testo possono assumere il valore di veicoli del linguaggio e delle emozioni (Miglietta 1998).

A cosa serve il gruppo di parola?

Questo spazio offre un ambiente sereno e sicuro, dove i bambini si sentono liberi di esprimere tutto ciò che pensano sulla separazione dei loro genitori, i loro dubbi, raccontare le loro esperienze e imparare ad affrontare le difficoltà che la riorganizzazione familiare comporta. Il percorso non è impostato come una terapia, anche perché i bambini non sono malati e non hanno bisogni di cambiamenti, ma semplicemente di essere ascoltati nella loro sofferenza.

In Italia gli interventi si rivolgono per lo più ai genitori, attraverso percorsi sulla genitorialità avviati dai servizi territoriali nelle situazioni più gravi, la mediazione familiare in caso di elevata conflittualità o addirittura si affrontano percorsi legali che conducono alla richiesta di una CTU da parte del Tribunale.

In realtà i bambini , se vengono ascoltati, vengono ascoltati solo marginalmente.

Perciò penso che il Gruppo di Parola sia una grande occasione per i figli di genitori separati, uno strumento molto interessante che permette a dei bambini con l’aiuto di un esperto neutrale di affrontare e parlare di problematiche complesse e pesanti e di essere ascoltati in un ambiente intimo e protetto; allo stesso tempo si ha la possibilità di agganciare la famiglia che spesso può rivelarsi bisognosa di un supporto emotivo più completo nel tempo.


Bibliografia:
• Canziani S. “I figli dei divorzi difficili”, Sellerio, Palermo, 2000
• Cigoli V. “Psicologia della separazione e del divorzio”, Il Mulino, Bologna, 1998
• Marzotto C. “I gruppi di parola per figli di genitori separati”, Vita e Pensiero, Milano, 2010
• Vegetti Finzi “Quando i genitori si separano”, Raffaello Cortina, Milano, 1987