di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Un’adolescente come tante

 

“Forse mia mamma non la cambierei…perché pensandoci bene, anche tra le mamme delle mie amiche, c’è di sicuro di peggio, ma non c’è di meglio!”

Ho scelto di iniziare questo post con le parole di Paola, 13 anni, parole che a mio avviso rappresentano una lezione di vita per tante famiglie che entrano in crisi durante l’adolescenza dei figli.

Sentiamo spesso dire e, mea culpa, siamo noi psicologi i primi a farlo, che l’adolescenza è un’età problematica, difficile, critica.

Poi, come nella più semplice delle equazioni, associamo al fatto che sia un periodo complesso, una valutazione negativa.

È vero che l’adolescenza rappresenta un evento critico nel ciclo di vita della famiglia, ma è altrettanto vero che la parola crisi non ha, come abbiamo imparato a pensare, soltanto un’accezione negativa.

È una parola bistrattata che, nel tempo ha perso il suo significato originario che ha, invece, una valenza molto più complessa.

La parola CRISI deriva infatti dal greco Krino, che significa separare, discernere, giudicare, valutare.

Nel senso comune ha assunto un significato negativo, ma possiamo coglierne anche uno positivo. Infatti un momento di crisi, di riflessione, di valutazione può trasformarsi nel presupposto per un cambiamento, una rinascita.

E addirittura in giapponese la parola CRISI si rappresenta con due ideogrammi, uno dei quali significa PERICOLO, mentre l’altro significa OPPORTUNITÀ.

Una stessa parola contiene in sé due significati apparentemente opposti, a perfetta integrazione dell’ambivalenza che viviamo nei periodi critici.

Possiamo dunque imparare a guardare alla crisi adolescenziale come ad una situazione che può essere pericolosa, ma anche come ad un’opportunità, non solo per l’adolescente che ne è il protagonista principale, ma per tutta la famiglia.

L’adolescente si trova in una terra di mezzo, in cui deve affrontare tanti pericoli per poter crescere, per poter capire chi è davvero. Nella lotta per la definizione della propria identità dovrà sconfiggere dei mostri e anche lottare orgogliosamente contro le figure che durante la sua infanzia rappresentavano delle divinità: i suoi genitori. Ma solo così, potrà scoprire nuove terre e incontrare persone nuove e forse, addirittura imparare ad accogliere se stesso.

I genitori hanno il compito di monitorare sui pericoli possibili in cui i loro figli incorrono, mettendo in atto quella che nei manuali viene chiamata PROTEZIONE FLESSIBILE. Eh già! perché è giusto proteggere i figli, ma lasciando loro lo spazio per sperimentare, e perfino per poter sbagliare. Stare col fiato sul collo di un adolescente è altrettanto deleterio che abbandonarlo a se stesso. Si tratta dunque di mettere in atto uno stile genitoriale autorevole: né troppo permissivo, né autoritario, in modo da lasciare anche la libertà necessaria per crescere.

Ma l’adolescenza dei figli ha anche una ricchezza in più: offre ai genitori l’opportunità di confrontarsi con la propria esperienza di adolescente e, attraverso questa, essere più vicini emotivamente ai propri figli.

E poi c’è l’opportunità più grande: quella di un nuovo incontro tra persone diverse, perché in questa fase del ciclo di vita cambiano tante cose: gli interessi, le regole, i compiti di sviluppo, ma soprattutto cambiano sia i genitori che i figli.

Questo forse rende difficili le cose, perché spesso padri e madri focalizzano la loro attenzione sul cambiamento in negativo: i figli non sono più affettuosi come un tempo, sono lunatici, bruschi, aggressivi, intolleranti, non parlano più, non si confidano con loro, etc…

E si sentono feriti, non riuscendo ad accogliere un cambiamento che è nell’altro ma che inevitabilmente deve essere anche proprio.

Si preoccupano perché i figli non sono più gli stessi e a volte si perdono la meraviglia di una creatura che fa fatica ad emergere…come la farfalla dalla sua crisalide.

A volte hanno difficoltà  a contenere gli stati emotivi dei figli, magari perché loro stessi non hanno lo stomaco allenato alle emozioni.

Ma la frase di Paola rimette tutto insieme, unisce i pezzi del puzzle: perché Paola ha già iniziato a contestare i genitori, a faticare per trovare se stessa anche differenziandosi da loro, ma anche se a volte dice a sua madre che non la sopporta, in fondo lo sa che non ne vorrebbe un’altra.

Lo ha detto Paola, ma potrebbe averlo detto ognuno dei nostri figli: Francesca, Antonio, Matteo, Giovanna, Matilde, Carlotta…

“Forse mia mamma non la cambierei…perché pensandoci bene, anche tra le mamme delle mie amiche, c’è di sicuro di peggio, ma non c’è di meglio!”

Maria Grazia Rubanu