di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Cavalieri bianchi e cavalieri neri. Le relazioni tra fraterne tra risorse e difficoltà

 

“Il cavaliere bianco è puro, senza macchia,

mette in salvo donzelle in difficoltà

e uccide draghi dalla forza portentosa.

 Fa tutto per gli altri e non ha spazio per sé.

Il cavaliere nero le donzelle le rapisce

e fa sempre ciò che vuole, o almeno così crede.

Ma nessuno dei due conosce l’arcobaleno”


 

I fratelli crescono, maturano, invecchiano insieme, il legame fraterno copre tutte le fasi dell’esistenza, dall’infanzia alla vecchiaia, può avere caratteristiche molto diverse ma rimane sempre il legame più duraturo della nostra vita.

 

Secondo Salvador Minuchin la relazione fraterna può essere definita come “il guardiano della frontiera familiare”, è il primo laboratorio sociale in cui i figli possono sperimentarsi nelle relazioni tra pari. È un contesto nel quale è possibile cimentarsi in diverse attività:  il sostegno reciproco, il desiderio di isolamento, le liti e le accuse reciproche, che costituiscono comunque un luogo di apprendimento.

I fratelli infatti apprendono l’uno dall’altro acquisendo competenze fondamentali: negoziare, cooperare e competere.

Ma i fratelli rappresentano anche un’importante risorsa per l’apprendimento di COME FUNZIONA IL PROPRIO SÉ E QUELLO DELL’ALTRO.

Un altro aspetto importante è dato dalla possibilità di trascorrere del tempo insieme e di sperimentare diverse modalità di gioco. Attraverso l’imitazione e l’interazione si apprende dal punto di vista sociale e cognitivo.

Avere dei fratelli maggiori è anche una bella palestra di vita: i più piccoli imparano molto imitando i più grandi, fino a quando la comparsa di altri bambini, gli amici, non arriverà a soppiantare la loro presenza.

L’influenza positiva della fratria si estende anche all’acquisizione delle ABILITÀ PROSOCIALI, come la capacità di aiutare gli altri, di cooperare e di saper condividere ciò che si ha.

Le abilità apprese nel contesto familiare vengono poi trasportate anche all’esterno, nelle relazioni amicali.

Ma le relazioni tra fratelli non sono certo prive di DIFFICOLTÀ e sono legate alla costruzione della propria identità nell’ambito della vita familiare.

Il titolo del post deriva dalle parole usate da Carl Whitaker (1989) per definire le relazioni tra i fratelli, quando questi sembrano avere competenze o attribuzioni di funzioni opposte: “CAVALIERI BIANCHI E CAVALIERI NERI”, detentori rispettivamente di competenze sane e competenze patologiche, intelligenti e fragili, responsabili e immaturi, etc…

La  scelta del nome e le aspettative dei genitori spesso rispecchiano regole, tradizioni, miti familiari che sembrano anticipare destini di vita differenti e contrastanti.

Già prima della nascita i genitori iniziano a fare ipotesi sull’identità e le caratteristiche dei figli e a gettare le basi su quale sarà il ruolo di quel figlio nelle dinamiche familiari.

Le aspettative dei genitori sono legate a sentimenti e vissuti legati alla gravidanza, al momento della nascita e al primo periodo dopo la nascita, ma anche ad una serie di convinzioni/sensazioni che hanno molto a che fare con le somiglianze e le identificazioni tra genitori e figli e con le storie della famiglia nel trigenerazionale.

Un elemento fondante dell’identità dei fratelli è l’ordine di nascita: i figli successivi al primo dovranno diventare QUALCOSA DI DIVERSO dai loro fratelli, il processo di differenziazione si arricchisce così di elementi.

I genitori contribuiscono ad assegnare specifiche FUNZIONI ai figli: è così che nascono “il buono”, “il socievole”, “l’intelligente”, “il maturo”, ma l’assegnazione di funzioni può essere anche negativa, contribuendo a condizionare in modo negativo la percezione di sé del proprio figlio.

TUTTI i genitori attribuiscono funzioni ai propri figli, ciò che fa la differenza tra una famiglia sana e una disfunzionale è la RIGIDITÀ di queste attribuzioni: nelle famiglie sane le definizioni date sono flessibili e passibili di modificazioni nel tempo; le posizioni rigide, invece, possono dar luogo alla comparsa si situazioni sintomatiche.

Ad esempio, è quello che può accadere nelle famiglie con un figlio tossicodipendente, come descritto nella classificazione di Cancrini (1982): nelle tossicodipendenze di tipo B o di copertura se ci sono più figli è spesso presente la polarità figlio buono/figlio cattivo;  nelle tossicodipendenze di tipo C o di transizione è spesso presente un fratello che funge da “membro prestigioso”, la polarità qui è sul versante successo/insuccesso.

 

In queste situazioni, evidentemente patologiche, le differenze tra fratelli sono state estremizzate fino a diventare polarità rigide e immodificabili.

 

Mi preme ribadire che questo non costituisce certo la norma, e che la flessibilità delle famiglie di fronte alle sfide evolutive rappresenta un fattore protettivo rispetto alla  comparsa di situazioni problematiche e del sintomo in uno dei componenti.

 

Le differenze tra fratelli possono quindi essere una risorsa se valorizzate prima di tutto dalla famiglia e poi dall’ambiente sociale più vasto.

 

È così che i nostri cavalieri possono andare oltre il bianco e il nero che rappresentano le funzioni loro attribuite e nelle quali si sono identificati in modo rigido.

 

Questa è la sfida per i cavalieri bianchi e i cavalieri neri: niente draghi e orchi con cui combattere ma una battaglia da condurre, in parte insieme, in parte da soli per la scoperta di tutti gli altri colori, verso il proprio arcobaleno interiore.

  Maria Grazia Rubanu

Riferimenti bibliografici

Cancrini, L., (1982), Quei temerari sulle macchine volanti, NIS, Roma.

 Minuchin,P., (1988)Relationships within the family. A system perspective on development.” In R.A. Hinde & J.Stenson-Hinde (Eds.), Relationships within families (pp.7-26) Oxford University Press.

Whitaker, C., Bumberry, W., (1989), Danzando con la famiglia. Un approccio simbolico esperienziale, Astrolabio, Roma.