di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

La resilienza familiare

resilienza“Affrontare le difficoltà può voler dire fare tre passi avanti e due indietro e poi fare un respiro e cercare di andare ancora avanti. Quando una famiglia vive una situazione di stallo dobbiamo spingerli a rimettersi in moto e a perseverare nei loro sforzi di cercare una nuova strada”
(Froma Walsh, 2008)

Resilienza è un termine derivato dalla FISICA e indica la proprietà di alcuni materiali di conservare la propria struttura o di riacquistare la propria forma originaria dopo essere stati sottoposti a schiacciamento o deformazione.

In PSICOLOGIA e SOCIOLOGIA il termine resilienza indica la capacità di reagire a eventi traumatici o stressanti e di riorganizzare in maniera positiva la propria vita (Malaguti, 2005).

La psicologia ha fatto proprio questo termine per indicare la capacità di ciascuna persona di resistere ai traumi e le sofferenze che la vita porta, ma soprattutto di progettare positivamente il proprio futuro.

La resilienza è la capacità di riprendersi e di uscire più forti e pieni di risorse dalle avversità (Walsh, 2008).

È una forza presente in tutte le persone, quindi non è da considerarsi un evento eccezionale e raro.

Resilienza è, inoltre,  un processo attivo di resistenza, di autoriparazione e di crescita in risposta alle crisi e alle difficoltà della vita.

Questo concetto mette in discussione l’idea, molto diffusa anche in psicologia, secondo cui un trauma precoce o grave non possa risolversi e che le esperienze negative prima o poi determinano sempre il verificarsi di danni nelle persone coinvolte e che i figli provenienti da famiglie problematiche siano “condannati”.

Boris Cyrulnik (2000) definisce la resilienza come una trama dove il filo dello sviluppo si intreccia con il filo sociale e affettivo, come un reticolo fatto di interazioni dell’individuo con l’ambiente.

 Le persone resilienti sono coloro che hanno trovato in loro stesse, nelle relazioni umane, nei contesti di vita gli elementi e la forza per superare le avversità.

La resilienza implica molto di più di una “semplice” capacità di sopravvivere, anzi la persona resiliente deve intraprendere una dura battaglia, deve percepire contemporaneamente DOLORE e CORAGGIO, affrontando in modo competente le difficoltà, sia a livello personale che interpersonale.

La persona resiliente deve, inoltre, integrare l’esperienza intensa di crisi nella propria IDENTITÀ.

Walsh (2008) sostiene che nella nostra cultura sono dominanti DUE MITI, che “annebbiano” la capacità di leggere il presente e influenzano il comportamento delle persone:

  • L’ERRONEA CONVINZIONE CHE ESISTANO INDIVIDUI E FAMIGLIE SANE, ESENTI DA PROBLEMI; ciò può sfociare in una erronea patologizzazione delle persone e delle famiglie sane che lottano quotidianamente con le difficoltà o contro esperienze traumatiche;
  • L’IDEA CHE ESISTA UN MODELLO UNICO E UNIVERSALE DI PERSONA E FAMIGLIA SANA; tale assunto porta a IDEALIZZARE persone vissute nel passato o famiglie strutturate secondo modelli ormai superati, ciò porta a considerare valori, configurazioni familiari e ruoli di genere diversi dalla norma come intrinsecamente disfunzionali e potenzialmente problematici per lo sviluppo dell’individuo a partire dall’infanzia.

La resilienza si forgia attraverso le difficoltà e non, come si pensava un tempo, grazie ad una vita facile, priva di complessità e problemi. Al contrario le crisi esistenziali e le avversità possono far emergere risorse e abilità impensabili.

L’ideogramma cinese della parola CRISI è un simbolo composto da due segni: i simboli che indicano PERICOLO e OPPORTUNITÀ.

Il paradosso della resilienza è proprio questo: i nostri e altrui momenti peggiori possono rivelarsi molto vantaggiosi (Wolin, Wolin, 1993).

Quindi si può affermare che, attualmente, per resilienza si intende la capacità di riprendersi e di uscire più forti e pieni di nuove risorse dalle avversità, assumere il controllo della propria esistenza e tornare ad amare pienamente (Walsh, 2008).

In sintesi possiamo dire che:

  • nessuna famiglia è immune da difficoltà;
  • i problemi di vita riguardano tutti noi, in modi e in tempi diversi, all’interno del ciclo vitale di ogni famiglia;
  • un approccio basato sulla resilienza familiare comprende e sostiene le difficoltà connesse al ruolo genitoriale, promuove la riconciliazione e va alla ricerca di risorse, probabilmente ignorate, presenti nella rete delle relazioni familiari.

Riferimenti bibliografici

Cyrulnik Boris, Il dolore meraviglioso, Frassinelli,  2000.
Malaguti, E., Educarsi alla resilienza, Erickson, Trento, 2005.
Walsh, F., La resilienza familiare, Raffaello Cortina, Milano, 2008.
Wolin & Wolin, Il sé resiliente, 1993.