di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Stanno tutti bene

 

Stanno tutti bene è un film del 2009, regia di Kirk Jones, remake dell’omonimo film di Giuseppe Tornatore, nel quale il ruolo del padre, interpretato nel film originale da  Marcello Mastroianni, viene recitato da Robert De Niro.

Frank Goode (Robert De Niro) è un pensionato, diventato vedovo da circa 8 mesi.

Ha 4 figli ultratrentenni che crede perfettamente realizzati nella vita e nel lavoro: Amy, Rose, Robert e David. Ognuno di loro vive in una città diversa degli Stati Uniti.

Frank è ammalato di fibrosi polmonare a causa del lavoro che ha svolto per tutta la vita e ha anche dei problemi cardiaci che lo costringono ad assumere tutti i giorni un elevato quantitativo di medicinali.

Come ogni anno il padre aspetta l’arrivo dei figli per il giorno del ringraziamento, l’unico giorno all’anno in cui stanno tutti assieme. Questa è la prima volta che staranno insieme dopo la morte della madre, ma uno alla volta i figli di Frank chiamano il padre per comunicargli che non potranno essere a casa a causa di una serie di imprevisti che li bloccano nelle loro città.

E così Frank decide di viaggiare per gli Stati Uniti per andare a trovare tutti i suoi figli per tentare di mantenere vivi i rapporti che fino a quando era viva erano tenuti dalla moglie. Parte anche contro il parere del medico.

Frank ha in testa una domanda per ognuno dei suoi figli: vuole sapere se sono felici.

Il suo viaggio diventa ben presto un viaggio di scoperta: man mano che li incontra  si rende conto di non conoscere i suoi figli e che la sua è una rappresentazione idealizzata delle loro vite, una trasposizione del sogno americano.

Di ognuno di loro conosce una realtà edulcorata dai racconti della moglie e alimentata dall’assenza di dialogo con i suoi figli. Una realtà tenuta in piedi per mantenere intatta un’immagine ideale di quattro figli che nella vita ce l’hanno fatta, ottenendo sempre il massimo.

Uno per volta, riesce ad incontrare tre dei suoi quattro figli e inizia a raccogliere indizi di qualcosa di diverso da ciò che credeva.

Il quarto figlio, David, sembra essere irraggiungibile: non lo trova a casa sua, ma trova un suo quadro che gli conferma che suo figlio ce l’ha fatta a diventare un artista.

Ma David non c’è perché è in una prigione messicana, arrestato perché trovato in possesso di droga.

I suoi fratelli lo sanno, ma tengono il padre all’oscuro per proteggerlo, certo, ma anche perché tra loro non c’è mai stato un dialogo.

Amy, Rose e Robert continuano a vederlo sempre come il padre severo che hanno conosciuto da piccoli: un padre che pretende il meglio, che sprona al successo, mentre per la parte affettiva c’è sempre stata solo la madre.

Con la madre i figli parlavano di tutto e la madre era a conoscenza anche dei loro insuccessi, dei loro dolori, delle loro vite vere insomma …

Deluso e addolorato dalle cose che scopre sui suoi figli, Frank si sente di troppo e decide di tornare subito a casa, prendendo un aereo, una cosa che non ha mai fatto in vita sua.

In aereo gli viene un infarto e ha una sorta di sogno/visione in cui le immagini dei suoi figli piccoli si sovrappongono con quelle di loro adulti.

Grazie a questo ha la conferma che anche la moglie aveva dei segreti e, per proteggere lui e i ragazzi, gli diceva solo le cose belle.

In accordo con la figlia Rose, gli ha tenuto nascosto perfino di essere diventato nonno.

In questa sorta di visione i figli gli raccomandano di dire alla madre, se la raggiungerà, quello che lei avrebbe detto a lui: che stanno tutti bene.

Ma Frank non è pronto per raggiungere la moglie e si sveglia in un letto d’ospedale, attorno a lui ci sono Amy, Rose e Robert e, per la prima volta, chiede apertamente loro ciò che vuole sapere, chiede loro sincerità e prova a fare ciò che non ha mai fatto: guardare i suoi figli per quello che sono e iniziare a costruire con loro un dialogo.

Così, in un letto d’ospedale, viene a sapere cosa è successo a David: il dolore lo atterrisce ma ancora una volta il sogno/visione lo aiuta.

Sogna suo figlio bambino al suo capezzale, David gli racconta come sono andate le cose e gli esprime tutto il suo dispiacere per la conclusione che hanno avuto. Specularmente anche il padre gli esprime tutto il suo dispiacere e per la prima volta nella vita riesce a dirgli che, qualunque cosa farà, lui sarà fiero di lui.

Chiede scusa a suo figlio che lo rassicura sul fatto che non è colpa sua: una bellissima scena in cui il senso di responsabilità prende il posto del senso di colpa e permette un reale avvicinamento.

Il film si conclude con Frank che va a parlare con sua moglie in cimitero: lì può finalmente essere sincero anche lui e a partire dal riconoscimento dei suoi errori, arrivare alla possibilità di accogliere i suoi figli per ciò che sono, figli che devono fare ciò che vogliono “basta che siano sereni”.

Le racconta che passerà il Natale con Amy, Rose e Robert, mentre David sarà con lei, lo fa con un sorriso, che non nega il dolore, ma allo stesso tempo accoglie la vita.

E conclude con una frase che racchiude il senso di tutto il film “e se tu me lo chiedessi dovrei dire in tutta sincerità che stanno tutti bene”.

Ma, pur essendo la stessa frase tante volte utilizzata dalla moglie per riferirsi ai loro figli, ora assume un significato differente: la capacità di vederli davvero e di vedere se stesso all’interno di una relazione, come quella tra genitori e figli, in cui la parola chiave non può essere che accoglienza.

Maria Grazia Rubanu