di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Io non mi separo. Comunicare la separazione ai propri figli

IO NON MI SEPARO.indd“Io non mi separo.

Resto un bambino intero.

Anche il papà  e la mamma restano interi.

Separati ma interi.

Cambiano tante cose, però certe no.

Il bene che gli voglio. Il bene che mi vogliono.

Io sono sempre il loro bambino.

Di tutti e due.

E loro sono sempre miei,

ciascuno per conto suo.”

 

 Beatrice Masini e Monica Zani, Io non mi separo, Carthusia editore, 2011

 

 Quando una coppia decide di separarsi si trova di fronte ad un compito molto complesso, perché fortemente connotato emotivamente: comunicare la separazione ai propri figli.

Come psicologa che collabora con l’AMPS ““ Associazione Mamme e Papà  Separati – Sardegna, mi capita spesso che mi venga fatta la fatidica domanda: “come posso dirlo a mio figlio?”.

A volte i genitori hanno paura di affrontare l’argomento e, pensando di alleviare il dolore dei propri figli, preferiscono tacere, lasciandoli in un limbo di confusione e dolore. Il momento è delicato perché spesso è l’occasione in cui qualcosa di ancora irreale diventa concreto proprio nel momento in cui viene comunicato. Inoltre, i genitori hanno paura di creare un trauma ai figli, mentre questi capiscono che qualcosa non va molto prima che i genitori arrivino ad esplicitarlo, ma in modo confuso e caotico, ed è per questo che il momento della comunicazione è importante: perché aiuta a chiarire la confusione e a dare un senso a quello che provano.

Il silenzio, che rende la separazione un evento tabù non è mai la cosa giusta, perché scatena fantasie che i bambini non sono in grado di gestire e non li aiuta ad affrontare le loro paure.

La separazione deve sempre essere comunicata ai figli, ma non c’è un modo univoco di farlo, i genitori possono trovare il modo più opportuno, tenendo conto di alcune regole generali che possono rendere meno traumatico l’evento.

Quando è possibile è opportuno che i genitori comunichino insieme la separazione ai figli, spiegando loro che, anche se mamma e papà  non stanno più insieme, saranno sempre i loro genitori, l’amore tra mamma e papà  può finire, ma non finisce mai l’amore per i figli. La separazione è un evento che riguarda mamma e papà  e non i figli. Con il dialogo si possono aiutare i bambini a superare i propri sensi di colpa, esplicitando che non è colpa loro se i genitori non stanno più insieme, specificando che non ci sono colpe e che i bambini non ci possono fare nulla, anche se vorrebbero che mamma e papà  tornassero insieme.

È opportuno essere sinceri e specificare che non si può tornare indietro, evitando di alimentare false speranze su un’ipotetica riunione della coppia, ribadendo più volte che continueranno ad essere e fare sempre i genitori.

Si deve utilizzare un linguaggio adeguato all’età  e allo sviluppo, utilizzando parole semplici ed esempi concreti con i  bambini piccoli e una modalità  di dialogo più complessa con gli adolescenti. Così se ad un bambino piccolo si può dire che mamma e papà  vanno a vivere in due case diverse perché non vanno più d’accordo, con un figlio adolescente le motivazioni dovranno essere più profonde. È importante non entrare mai troppo nei dettagli della motivazione alla separazione, per evitare di coinvolgere i figli in dinamiche di coppia, che possono portarli a costruire alleanze o coalizioni con un genitore a discapito dell’altro.

Si possono utilizzare strumenti, che possono supportare e facilitare la comunicazione, come i libri, le favole e le filastrocche:

“Io non mi separo”[1] è un libro in cui si parla dei dubbi e delle emozioni di un bambino che vive la separazione dei propri genitori:

Giulio è un bambino che ha capito ciò che sta accadendo nella sua famiglia, prima ancora che i genitori gliene parlino. Quando la mamma e il papà  gli comunicano la decisione di separarsi, lui fa finta di niente, nasconde le sue emozioni, ma sa benissimo che cosa sta succedendo. Sa che quello che sta succedendo non gli piace per niente, non è d’accordo con la decisione dei suoi genitori, vorrebbe ribellarsi e soprattutto vorrebbe tornare indietro, alla vita di prima, quando tutto sembrava perfetto e la famiglia era felice. Però non si può. Giulio a poco a poco capisce una cosa importante: che bisogna accettare i cambiamenti e andare avanti. Ma in lui rimane sempre una certezza, che continua a ripetere a tutti: lui non si separa, proprio no!

La storia di Giulio è simile a quella di tanti bambini che si trovano ad affrontare la separazione dei propri genitori, una separazione scelta dagli adulti ma che, inevitabilmente, ha delle ricadute anche sui figli.

I bambini si ritrovano in una situazione nuova, che suscita emozioni in contrasto tra loro e spesso non hanno qualcuno con cui parlarne. Una storia può dunque aiutare  a condividere parole ed emozioni che troppo spesso rimangono bloccate, congelate, da una situazione in cui il dolore è forte e a volte ha la meglio sul dialogo e il confronto.

Un libro può dunque diventare uno strumento utile per facilitare il dialogo, per fare emergere le parole anche nei genitori, che spesso, oltre alla sofferenza personale, si sentono in colpa per aver causato un dolore ai propri figli.

Uno spunto per creare degli spazi per aiutare il bambino a parlare di ciò che succede e di come si sente rispetto all’accaduto. Una modalità  di ascolto e dialogo che deve continuare anche dopo la comunicazione dell’evento separazione, in modo da dare luogo a momenti di condivisione successivi.

I bambini hanno tante domande da fare, tanti dubbi che li attanagliano e tante paure di cui non sanno a chi parlare, perché può accadere che i genitori, presi dal  comprensibile dolore del momento, non riescano a creare momenti di dialogo e di contenimento rispetto alla confusione dei propri figli.

Ma parlare di ciò che si sta vivendo è fondamentale, soprattutto per dare spazio alle paure dei bambini, tenendo conto della loro età  e della loro fase di sviluppo e nessuno può farlo meglio dei genitori, le figure adulte di riferimento che hanno devono mettere in gioco tutte le loro capacità  di contenimento emotivo.

C’è solo un errore fondamentale da evitare, che è quello di lasciare che la separazione diventi un argomento tabù, qualcosa di circondato da un alone magico e impermeabile.

È un argomento complesso di cui parlare, ma che può essere reso più semplice dall’utilizzo di strumenti adeguati, che permettano di parlare un linguaggio semplice e simbolico che arriva in modo diretto ai bambini: le favole e le filastrocche in cui animali o bambini vivono la separazione dei propri genitori.

I bambini possono dunque immedesimarsi in queste storie in cui, come sempre, il finale ha un ruolo fondamentale: il finale non è mail il ricongiungimento tra i genitori, ma la capacità  degli stessi di essere sempre presenti per i propri figli nonostante la separazione.



[1] Beatrice Masini e Monica Zani, Io non mi separo, Carthusia editore, 2011.