di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Atlante e il pescecane. Una favola sul modo di vivere il tempo – SECONDA PARTE

 

 

[…] Non sappiamo esattamente cosa abbia incuriosito Tic Tac, fatto sta che il giorno seguente è di nuovo sotto casa del gigante.

Atlante, vedendo quella piccola pulce impazzita e temendo altre domande, decide di passare al contrattacco

 

       A: “Hey  tu, ma perché ti muovi come un matto? Non ce la fai a stare un po’ fermo?”

       T: “Non posso, ne va della mia vita” risponde fermo (si fa per dire) e sicuro

 

Atlante lo guarda perplesso fino a che il piccolo non gli spiega le motivazioni del suo moto continuo.

Così, giorno dopo giorno Tic Tac torna sempre a trovare Atlante, che gli racconta tante storie e tutti i suoi dubbi sul mondo, a poco a poco i due diventano amici, quasi due fratelli.

Atlante, senza nemmeno rendersene conto si scopre a pensare che sarebbe bello, uno di questi giorni, andare in giro con Tic Tac e quest’ultimo inizia a pensare a quanto sarebbe piacevole potersi fermare per un po’, riflettere sui tanti dubbi posti dal suo grande amico e magari aiutarlo a trovare una soluzione.

Insomma ognuno inizia a voler provare un po’ com’è la vita dell’altro.

Atlante si scopre stanco di stare fermo e inizia a sentire le spalle indolenzite e la “sabbiolina” che scorre nella cervicale.

Tic Tac è stanco di stare sempre in movimento, sta anche dimagrendo troppo e poi non riesce mai a godersi la bellezza delle cose (così almeno gli ha detto Atlante).

 

       A: “Ma come si può cambiare vita? Viviamo nel migliore dei mondi possibili, forse sbagliamo a volere qualcosa di diverso”

       T: “Io non lo so, non posso saperlo, ma vorrei provare a fare qualcosa. Dicono che a Temporalia vive un vecchio saggio di nome Pinngloss[1], posso correre a parlarci”

 

Così Tic Tac parte alla ricerca del saggio, un vecchio cavalluccio marino che vive dentro una buia caverna

 

       T: “Pinngloss, Pinngloss, aiutaci tu!”

       P: “Che c’è piccolo Tic Tac? Cosa turba il tuo allegro moto?”

 

Tic Tac gli racconta la situazione e ciò che turba la quiete sua e del suo amico, poi lo conduce da Atlante, che chiarisce

 

       A: “Noi vorremmo cambiare vita, ma non è possibile, a Temporalia l’armonia è prestabilita…è il migliore dei mondi possibili”

       P: “È il migliore dei mondi possibili, appunto! Questa affermazione implica che vi siano altri mondi!”

       A. “Si, ma se questo è il migliore, cosa mai potremmo trovare in un altro?”

 

Tic Tac intanto si sposta come impazzito dall’uno all’altro incuriosito da questi discorsi difficili

 

       P: “Forse non avete pensato che questo è il migliore dei mondi possibili fino a che voi lo pensate tale, ma nel tempo le cose possono cambiare, se potete pensare ad altri mondi. Ognuno in questo mondo è libero di fare quello che vuole!”

 

Pinngloss appare molto stanco e, dette queste parole, se ne torna a casa.

I due restano a guardarsi in faccia, uno fermo e uno in movimento e a soppesare il significato di quelle parole.

Il giorno dopo Tic Tac torna da Pinngloss

 

       T: “Abbiamo bisogno di te, le tue parole ci hanno colpito ma non sappiamo come fare

 

Pinngloss e Tic Tac raggiungono Atlante

 

       P: “Avete mai pensato che potreste fare qualcosa di diverso? Per esempio tu, Tic Tac, potresti provare a muoverti in modo differente, non dico di fermarti, perché non sarebbe realistico, ma potresti provare a muoverti ogni giorno in modo diverso da buon orologino quale sei: un giorno come la lancetta dei secondi, il giorno dopo come la lancetta dei minuti e il terzo giorno come quella delle ore. E ripeti poi quest’ordine per i giorni a venire[2]. Puoi provare?”

       T: “Siiiiiiiii” risponde il pescetto con grande entusiasmo

       A: “E io? Come posso liberarmi da questo peso?

 

Pingloss fa una lunga pausa (tutti i saggi le fanno)

 

       P: “Forse non puoi liberartene del tutto, ma di certo puoi alleggerire il carico. Hai mai pensato che il globo che sorreggi è composto da tante parti differenti?

 

Tic Tac si intromette di slancio

 

       T: “Si, è vero, non sei tu che mi hai detto che è fatto di continenti, oceani e che ogni continente è fatto di monti, fiumi e città?”

       A: “Si, certo…ma vuoi dire che posso scomporre le parti?”

       P: “Io dico solo che se puoi pensarlo puoi farlo”

       A: “Si, potrei suddividere il peso in modo da non avere questo dolore fisso…ma come faccio a muovermi?”

       P: “Forse questa soluzione potete trovarla da soli, che dite?

 

Ormai Tic Tac e Atlante sono talmente presi dalla discussione per trovare una soluzione che nemmeno si accorgono che Pinngloss è andato via.

 

Senza rendersene conto Tic Tac ha iniziato a rallentare i movimenti, muovendosi a giorni alterni come le lancette dell’orologio. Non aveva mai pensato che potesse bastare ridurre la velocità.

Ora finalmente può fermarsi a pensare e, in due, si sa trovare le soluzioni è più facile.

 

Così si chiede l’aiuto di tutti gli abitanti di Temporalia perché, una volta scomposto il mondo, ognuno di loro dovrà tenerne temporaneamente una parte. Tutti sono felici di fare una cosa diversa, anche perché finalmente vedono sorridere Atlante il gigante. Nessuno sarebbe in grado di tenere il globo sulle spalle tutto intero, a parte Ercole, ma questa è un’altra storia[3]

 

Mentre i continenti e gli oceani sono in buone mani Atlante e Tic Tac costruiscono un marchingegno, un bel sistema di leve, grande quanto il globo, e abbastanza forte da sorreggerlo quando Atlante vorrà andare in giro con Tic Tac.

 

       P: “L’importante è che ti ricordi di farlo ruotare attorno al sole”

 

arriva l’eco lontana della voce di Pinngloss, che ora ha davvero capito che non c’è più bisogno di lui.

Maria Grazia Rubanu


[1] Il nome del vecchio saggio parafrasa quello di Pangloss, il precettore di Candido e Cunegonda nel Candide di Voltaire. Il personaggio, che è identificabile in Leibniz,  sarebbe stato creato da Voltaire proprio come critica ironica all’ottimismo esasperato del filosofo tedesco.

[2] Il riferimento è alla tecnica del rituale, molto utilizzata in terapia familiare.

[3] Secondo la mitologia Ercole ha sostenuto temporaneamente il peso della volta celeste, alleggerendo il compito di Atlante, mentre questi raccoglieva per lui dei Pomi delle Esperidi.