di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

Atlante e il pescecane. Una favola sul modo di vivere il tempo – PRIMA PARTE

Questa favola mi è stata ispirata da due famiglie incontrate nel mio percorso per diventare terapeuta, la storia è venuta da sé, almeno i protagonisti, che rappresentano i due estremi relativi al tempo: l’immobilità è rappresentata da Atlante, il gigante mitologico costretto da una punizione divina a portare sulle proprie spalle il peso del mondo e l’impossibilità di fermarsi dal piccolo Tic Tac, un pescecane, ovviamente affetto dall’omonima sindrome.

Così come Atlante è condannato a stare immobile per sempre, Tic Tac per sopravvivere non può fermarsi.

La possibilità di utilizzare un pesce simile ad un orologio ha riacceso vecchie reminiscenze della filosofia studiata alle superiori e così è nato il riferimento alla teoria di Leibniz di Dio rappresentato come “Il grande orologiaio”. Secondo il filosofo il mondo nel quale viviamo è stato creato da Dio ed è “Il migliore dei mondi possibili”. In esso vige “l’armonia prestabilita” tra le monadi, e quest’armonia può sussistere proprio grazie al controllo della più suprema delle monadi: Dio stesso, che nella Teodicea di Leibniz viene definito come un orologiaio. Per spiegare il principio dell’armonia prestabilita il filosofo utilizza la metafora dei due orologi che camminano sempre nello stesso modo, così da indicare sempre la stessa ora. Tutto questo può avvenire perché il grande orologiaio ha dato la carica nello stesso momento agli orologi, che sono talmente precisi da segnare sempre lo stesso orario.

Il grande orologiaio rappresenta l’impossibilità di cambiare le cose, lo stallo che molte famiglie si trovano ad affrontare, o a non sapere come affrontare in determinati momenti del loro ciclo vitale: se questo è il migliore dei mondi possibili, perché si dovrebbero cambiare le cose?

Arriva però un momento in cui uno o più membri del sistema familiare vorrebbero cambiare qualcosa, così come succede ai nostri protagonisti che, nella favola, si rivolgono al vecchio saggio, mentre le famiglie “capitano” in terapia.

Il vecchio saggio della storia è Pinngloss, ispirato a Pangloss il precettore del giovane Candido e di Cunegonda nel Candide di Voltaire, unito alle pinne, visto che la storia è ambientata in mare.

Voltaire, in aperta critica con l’ottimismo “sconsiderato”di Leibniz identifica nello stesso Leibniz il precettore che pensa che tutto si risolverà sempre al meglio, anche quando le cose vanno a rotoli.

In questa storia Pinngloss ha invece il ruolo di vecchio saggio che apre nuove realtà possibili ai protagonisti, colui, che come un bravo terapeuta relazionale, non suggerisce soluzioni ma aiuta gli individui a guardare possibilità alternative.

Da bravo saggio (e da bravo terapeuta) Pinngloss, sa esattamente quando il suo compito è finito: quando si rende conto che i due protagonisti sono in grado di trovare da soli nuove soluzioni, se ne torna serenamente nella sua caverna.

Nella storia, diversamente da quanto accade nelle terapie, l’effetto delle frasi pronunciate da Pinngloss è immediato, in terapia si tratta di un processo, della durata variabile, in cui il terapeuta deve mettere in gioco se stesso e non solo le sue competenze.

 

“Questa è la storia di un’amicizia, quella tra un gigante chiamato Atlante e un piccolo pescecane di nome Tic Tac.

I due vivono in un’isola sotto il mare: Temporalia.

Nell’isola regna l’armonia da millenni, da quando al governo c’è il Grande Orologiaio[1].

Tutte le cose sono in sincronia, nessuno è mai fuori tempo, nessuno si discosta dall’ordine prestabilito e ciascuno svolge i compiti che gli sono affidati.

 

Il compito di Atlante è quello di stare immobile tra il mare e la terra e di sorreggere uno strano globo, chiamato Mondo, da quando, tanto tempo fa, è stato punito da Zeus. È passato talmente tanto tempo che lui neppure più ricorda il perché[2].

Così se ne sta immobile, con quel gigantesco globo sulle spalle e, d’altronde, come potrebbe muoversi con il peso dei mari e dei continenti tutti su di sé?

Atlante è abituato a questa vita e passa le sue giornate in contemplazione del mondo sottomarino riflettendo su improbabili questioni filosofico/esistenziali: “il pesce martello può piantare chiodi sotto il mare?” e “Sarà vero che pescecane che abbaia non morde?”; “Sarà politicamente corretto per i piccoli calamari giocare a pesce palla?”.

Nell’ultimo periodo poi non riesce a togliersi dalla testa un dubbio: “quello che ha ingoiato Pinocchio e Geppetto è la Balena o il Pescecane?”; le fonti storiche sono discordi.

Il piccolo Tic Tac è un cucciolo di pescecane, si chiama Tic Tac perché ha due strane pinne pettorali, una più lunga e una più corta, come  le lancette di un orologio: una segna le ore e l’altra i minuti. E che ne è dei secondi, chiederete voi? Beh Tic Tac ha anche una bella codina…ops una pinna caudale che muove in continuazione, veloce veloce, come la lancetta dei secondi in un orologio.

Tic Tac non sta mai fermo, è sempre in movimento, è così da quando è nato, come tutti nella sua famiglia: il papà Cinturino, la mamma Cassa e la sorellina Lancetta.

Non possono fare altrimenti: solo stando in continuo movimento, senza fermarsi mai, possono avere una riserva costante di acqua ben ossigenata.

E Tic Tac ha preso questo compito in modo anche più serio dei suoi familiari, è il più veloce di tutti e, per questo, l’orgoglio della famiglia.

Tic Tac non ha mai tempo di pensare né a questioni filosofiche, né a questioni pratiche: deve muoversi!

Un bel giorno in uno dei suoi lunghi giri sotto superficie Tic Tac si spinge fino a dove non era mai arrivato: la casa di Atlante, a metà strada tra terra e mare.

       Tic Tac: “Ciao strano gigante, come ti chiami?”

       Atlante: “Io sono Atlante e tu chi sei, cucciolotto scatenato?”

       T: “Mi chiamo Tic Tac”

E intanto continua a nuotargli intorno muovendo le pinne come un forsennato.

       T: “Ma che ci fai con quella roba sulle spalle?

       A: “Eh…ho un compito importante da svolgere, sorreggo il mondo”

       T: “Il mondo? E che cos’è?”

       A: “È un insieme di tante cose, dentro questo globo ci sono oceani e continenti e dentro i continenti ci sono catene montuose, fiumi, città e tante persone”

       T: “E perché lo reggi tu? Non può reggersi da solo?”

Atlante per la prima volta nella sua vita rimane basito, non sa cosa rispondere ad una domanda simile. Col tempo anche lui ha dimenticato perché il mondo non possa reggersi da solo, ma non potendo farsi cogliere alla sprovvista da quella specie di mulinello risponde:

       A: “Così è e così deve essere, lo ha stabilito il Grande Orologiaio, che tutto dispone per l’armonia di Temporalia”

       T: “Sarà” risponde Tic Tac, poco impressionato dal tono altisonante, e si allontana con un milione di colpi di coda.

Atlante rimane da solo a rimuginare sul suo ruolo nel mondo, lo stesso non si può dire del nostro piccolo eroe che, stando in movimento, non ha pensieri.”

Maria Grazia Rubanu

CONTINUA…

[1] Il riferimento è alla concezione della divinità di Leibniz. Il filosofo considerava il mondo nel quale viviamo una creazione di Dio e, pertanto, “il migliore dei mondi possibili”. Secondo Leibniz il mondo è regolato dalla “dottrina dell’armonia prestabilita”, per questo le Monadi (la monade è la sostanza semplice costitutiva di tutte le cose) vivono in accordo tra loro, esattamente come due orologi ai quali è stata data la carica contemporaneamente e segnano sempre la stessa ora. All’interno di questa metafora Dio non è altro che l’Orologiaio che ha dato la carica iniziale agli orologi.

[2] Secondo quanto tramandato da Esiodo Atlante sarebbe stato punito da Zeus, che lo costrinse a tenere sulle spalle l’intera volta celeste (anche se in altre versioni regge il globo terrestre) . La punizione gli fu inflitta per essersi alleato col padre di Zeus, Crono, che guidò la rivolta contro gli dei dell’Olimpo.