di Melania Cabras e Maria Grazia Rubanu

La diagnosi relazionale

peanuts relazioniBoscolo e Bertrando definiscono la diagnosi come un “processo valutativo in evoluzione connesso ricorsivamente all’effetto terapeutico dell’indagine stessa del terapeuta su una o più persone considerate nel loro contesto relazionale ed emotivo. Essa si identifica con le ipotesi che vengono fatte a mano a mano che il processo terapeutico procede“ (Boscolo, Bertrando, 1996, p.54-55).
Un’altra interessante definizione di diagnosi è quella di Ronald Laing, interessante soprattutto perché arriva 30 anni prima delle descrizioni ispirate al costruzionismo e alla narrativa:
La diagnosi ha inizio nel momento in cui si entra in contatto con il cliente e non finisce mai. Il modo in cui si discerne la situazione modifica la situazione. Non appena comunichiamo in qualche modo (con un gesto, una stretta di mano, un colpo di tosse, un sorriso, un’inflessione di voce) ciò che vediamo o crediamo di vedere, anche nella situazione più rigida ha luogo un mutamento [“¦]. Ciò che si vede quando si esamina una situazione si modifica quando si ascolta il racconto dei fatti. Nello spazio di un anno [“¦] la storia avrà  subìto una serie di trasformazioni [“¦]. Come la storia si modifica con il passare del tempo, così ciò che si vede subisce alcune modificazioni. In un momento particolare si è inclini a definire la situazione in modo particolare [“¦] Una definizione particolare della situazione può generare storie diverse. Le persone ricordano cose diverse, le ricollegano in modi diversi [“¦]. La nostra definizione è essa stessa un intervento che, introducendo un fattore nuovo, trasforma la situazione, la quale esige così di essere nuovamente definita“ (Laing, R.,1969,p.46-47).
L’osservatore non è esterno alla realtà  osservata, non si tratta di un meccanico che ha il compito di aggiustare le parti difettose della famiglia. Abbracciare il modello sistemico significa essere capaci di interrogarsi sulle operazioni di connessione che ci collegano alla situazione e al contesto socioculturale più vasto (Malagoli Togliatti, Telfener, 1991).
Gli obiettivi della terapia riflettono la teoria, le esperienze e, inevitabilmente, i pregiudizi del terapeuta. È fondamentale partire dagli obiettivi del cliente. L’obiettivo del terapeuta è quello di creare un contesto relazionale di deutero apprendimento, ovvero di apprendimento ad apprendere (Bateson, 1972) in cui siano le famiglie stesse a trovare le proprie soluzioni anche tra difficoltà  e sofferenze (Boscolo, Bertrando, 1996).
Il contesto è proprio il parametro di riferimento essenziale per il terapeuta sistemico, inteso nell’accezione di Bateson (1972), come il “luogo sociale e relazionale in cui il sintomo del paziente si manifesta, in cui esso prende forma e assume di significato“.
È attraverso la ricostruzione del contesto che ricerca le valenze relazionali delle condotte sintomatiche, ne comprende la funzione all’interno del sistema di riferimento e i significati all’interno delle reti di relazioni (Minuchin et al., 1978).
Di tutte le ipotesi possibili il terapeuta sceglierà  quelle con cui entra maggiormente in risonanza, è qui che acquista rilievo la soggettività  del terapeuta (Elkaim, 1989).

Riferimenti bibliografici
Bateson, G., (1972), Verso un’ecologia della mente, Adelphi.
Boscolo, L., Bertrando, P., (1996), Terapia sistemica individuale, Raffaello Cortina Editore, Milan.
Elkaim, M., (1991), Se mi ami non amarmi, Bollati Boringhieri, Torino.
Laing, R., (1969), La politica della famiglia, tr. It. Einaudi, Torino, 1973.
Malagoli Togliatti, M., Telfener, U., (1991), Dall’individuo al sistema, Bollati Boringhieri, Milano.
Minuchin, S. (1978). Famiglie psicosomatiche. L’anoressia mentale nel contesto familiare. Roma: Astrolabio. Tr. It. 1980.